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24.10.2019 - 09:280
Aggiornamento : 12:43

La protesta non ha funzionato, Mark è partito. Il SISA: «Si faccia chiarezza»

Alle 5 il giovane e i suoi genitori sono stati trasferiti Oltralpe. Da lì prenderanno il volo per ritornare in Ucraina

LUGANO - Hanno protestato anche durante la notte gli allievi del Centro scolastico per le industrie artistiche (CSIA). I giovani si sono riuniti fuori dal carcere della Stampa nel tentativo di scongiurare il rimpatrio del 19enne ucraino Mark. Invano. Come riferisce la Rsi, alle 5, il giovane e i suoi genitori - arrivati in Svizzera nel 2015 come richiedenti l'asilo - sono stati trasferiti Oltralpe. Così prevede infatti la procedura amministrativa decisa dalla Segreteria di Stato della migrazione e dall'Ufficio migrazione del Ticino.

Anche la famiglia si era opposta, invano, all'ordine di allontanamento dalla Svizzera. La polizia, intervenuta durante la protesta, ha proceduto solo all'identificazione dei presenti che, in seguito, sono stati lasciati andare.

«Si fermi il rimpatrio e si faccia chiarezza!» - Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) non nasconde la propria «viva preoccupazione» per quanto sta accadendo al giovane Mark. 

«Quanto preoccupa il sindacato studentesco - si legge in una nota odierna - sono tanto le modalità con cui il ragazzo è stato prelevato quanto la grave situazione in cui versa il suo paese di origine: sono infatti ormai ben note le violenze e persecuzioni vissute dalla minoranza russofona in Ucraina, alle quali si uniscono le violenze inaudite e profondamente antidemocratiche nei confronti delle opposizioni politiche del paese e dei sindacati».

Il SISA ricorda quindi come il ragazzo in questione si sia «integrato con successo nel percorso formativo e nella realtà sociale della regione. Risultano perciò poco chiare le ragioni per le quali non è stato concesso il permesso di soggiorno e d’asilo alla famiglia, la cui situazione risulterebbe precaria, se non addirittura, seriamente in pericolo, qualora tornassero in Ucraina». Per il sindacato studentesco, tale decisione è quindi «incomprensibile e lesiva dei diritti dello studente, in primis del suo diritto allo studio, un principio universale che deve valere per tutti i giovani, anche quelli provenienti da zone di guerra o da altri contesti socialmente fragili».

Per queste ragioni il SISA esprime tutta la propria solidarietà allo studente a rischio espatrio e alla sua famiglia, così come sostiene con decisione l’odierna mobilitazione degli studenti del CSIA. «Chiediamo che le autorità, facciano al più presto luce sulla vicenda, interrompendo la procedura di rimpatrio e adoperandosi per garantire i diritti dello studente e della sua famiglia».

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