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«L’Ucraina? Paese insicuro e in guerra. I rimpatri vanno bloccati!»

Anche il Partito Comunista non nasconde una certa «preoccupazione» per la decisione di rimpatriare in Ucraina il giovane studente del CSIA di Lugano
«L’Ucraina? Paese insicuro e in guerra. I rimpatri vanno bloccati!»
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«L’Ucraina? Paese insicuro e in guerra. I rimpatri vanno bloccati!»
Anche il Partito Comunista non nasconde una certa «preoccupazione» per la decisione di rimpatriare in Ucraina il giovane studente del CSIA di Lugano
LUGANO - Anche il Partito Comunista non nasconde una certa «preoccupazione» per la decisione di rimpatriare in Ucraina il giovane studente del CSIA di Lugano e la sua famiglia. Per questo motivo esprime «la propria solidarietà...

LUGANO - Anche il Partito Comunista non nasconde una certa «preoccupazione» per la decisione di rimpatriare in Ucraina il giovane studente del CSIA di Lugano e la sua famiglia. Per questo motivo esprime «la propria solidarietà per una situazione grave non solo dal lato umanitario, ma anche da quello politico». «Questo rimpatrio - sottolineano i comunisti - lascia infatti presumere che la Confederazione riconosca al regime golpista di Kiev una legittimità che un paese neutrale dovrebbe evitare in un contesto di guerra».

«Il ragazzo in questione - si legge ancora nella nota stampa - è arrivato nel nostro Paese nel 2015 come richiedente l’asilo a seguito della guerra nel suo Paese. Non soltanto oggi in Ucraina la guerra continua, ma il regime golpista ha istituito una legislazione razziale ai danni della minoranza russa».

Stando alle informazioni che il Partito Comunista avrebbe ricevuto dal Partito Comunista Ucraino si conferma a tutt’oggi «una situazione di costante repressione politica con casi diffusi di tortura e di violenze ai danni dei civili. Lo stesso Partito Comunista Ucraino è stato messo al bando e i diritti sindacali sono eufemisticamente limitati, come dimostra il rogo della Casa dei Sindacati di Odessa in cui sono stati assassinati dal regime diversi sindacalisti».

Il PC rivendica quindi l’immediato blocco del rimpatrio di Mark e della sua famiglia. «Il rischio poi che il giovane sia arruolato forzatamente per combattere il suo stesso popolo nel Donbass è reale ed è una situazione di cui le autorità svizzere si prenderebbero la pesantissima responsabilità».

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