I Frontaliers? Per Berna non sono d'interesse nazionale

Nel nuovo episodio di TioTalk il regista Alberto Meroni ha spiegato, insieme a molte altre cose, perché gli uffici federali non hanno finanziato il suo ultimo film
Nel nuovo episodio di TioTalk il regista Alberto Meroni ha spiegato, insieme a molte altre cose, perché gli uffici federali non hanno finanziato il suo ultimo film
SAVOSA - È passato in redazione il regista simbolo della commedia ticinese: Alberto Meroni è il nuovo ospite di TioTalk. «Mi sono specializzato nelle commedie nostrane. Mi piace sempre fare il paragone con la cucina: mi piace preparare i piatti tipici della nostra cultura, quindi polenta, fagioli e mortadella».
È stato inevitabile chiedergli quale ricetta avesse elaborato per cucinare il suo ultimo film, "Frontaliers Sabotage". «Ho diretto tutta la squadra per preparare un gran bel buffet, ricco delle specialità che mi sono piaciute nel primo film». Con una sostanziale eccezione: se "Frontaliers Disaster" si è basato su ingredienti nostrani, a chilometro zero, con questo secondo capitolo si è pescato anche dal resto della Svizzera e, per insaporire ancora di più, dall'Italia.
Meroni precisa che «"Frontaliers Disaster" era il film dei Frontaliers», mentre quest'ultimo è «un film "con" i Frontaliers». Sia i personaggi che il pubblico sono stati spinti a uscire dalla propria comfort zone: Meroni e la coautrice Barbara Barbarossa, in accordo con i protagonisti Paolo Guglielmoni e Flavio Sala hanno deciso di «spostare questo bel gioco di specchi, il prendersi in giro tra noi ticinesi. Una volta che ci siamo capiti come svizzeri, andiamo col conflitto verso gli italiani, gli stereotipi che la Svizzera ha verso l'Italia».
È, da questo punto di vista - ma anche se guardiamo il cast - un film pienamente nazionale. «Mi sono permesso di fare tutto quello che era possibile per far divertire il pubblico, compreso toccare quelle che secondo me sono le problematiche della Svizzera». Come, per esempio, il tema della coesione. «Avete presente il motto "Tutti per uno, uno per tutti"? Ci piace dirlo, ma un po' meno farlo. Nel film la Svizzera si trova un po' minacciata, e chi ci salva? Non noi svizzeri, ma uno dei nostri vicini. Quello che siamo abituati a indicare come la causa dei nostri problemi». Il film non deve essere letto politicamente, precisa Meroni, ma sempre come una commedia che mira a divertire. «Però abbiamo scritto qualcosa che, secondo me, ci rappresenta bene come svizzeri».
Tra considerazioni sull'andamento del film al botteghino (13'366 i ticket staccati secondo gli ultimi dati a disposizione), l'esempio di un titolo molto amato come "Bonjour Ticino" e il prossimo sbarco di "Frontaliers Sabotage" oltre confine, si arriva al nervo scoperto dei finanziamenti. Meroni confessa che, a un certo punto della lavorazione, «ho dovuto prendere decisioni molto pesanti». Al diniego di Berna a stanziare una cifra si sono unite le difficoltà di alcuni sponsor privati, alle prese con l'incertezza scaturita dalla guerra commerciale innescata da Donald Trump. A far più male, però, è il rifiuto dello stanziamento federale. «Flavio Sala ci vede una dietrologia contro noi ticinesi. Probabilmente non sono stato sufficientemente capace di convincere la commissione», composta da tre svizzero-tedeschi e due romandi. Il film non è Ticino-centrico, è nazionale, l'ho spiegato in tutte le maniere, ma hanno ritenuto che il film non potesse essere appetibile per il pubblico svizzero-tedesco, e poi mondiale».
Nelle prossime settimane Bussenghi e Bernasconi sbarcheranno nei cinema di oltre Gottardo con il titolo di "Swiss Sabotage" (a dimostrazione che, almeno per gli esercenti, una valenza svizzera ce l'ha). Chissà se riusciranno a conquistare il pubblico locale, così come hanno fatto faville in Ticino.




