«È stato un tentato omicidio»: condannati a 3 anni

È la pena decisa dalla Corte ai danni dei due italo-albanesi a processo per il pestaggio avvenuto a giugno 2024 in un autosilo a Lugano.
LUGANO - «Anche i bambini sanno che il rischio di provocare la morte aumenta con l’intensificarsi della forza dei colpi inferti alla testa, specie se sferrati con una mazza da baseball».
La Corte delle Assise criminali di Lugano, presieduta dalla giudice Monica Sartori-Lombardi, non ha avuto dubbi: quello della sera del 23 giugno 2024, in un autosilo di Lugano, è avvenuto un tentato omicidio.
Le condanne - I responsabili, due italo-albanesi di 26 e 25 anni, sono stati condannati a tre anni di carcere (da cui sarà detratto il periodo di custodia cautelare già scontato) e verranno espulsi dalla Svizzera per cinque anni. Confermato anche il dolo eventuale. Venti mesi di carcere sono sospesi per due anni.
Confermato anche il reato di rissa per le altre due persone a processo e coinvolte nei fatti: un 23enne e un 28enne ticinesi. I due, che avevano riportato le ferite più gravi durante l’alterco, sono stati condannati a nove mesi sospesa per due anni.
Confermata la rissa - Durante il processo, la difesa dei due aveva contestato il loro coinvolgimento, ma la tesi è stata respinta dalla Corte. «Dalle immagini di videosorveglianza emerge chiaramente che hanno avuto un ruolo attivo, malgrado sostengano di essersi limitati a respingere gli attacchi».
La pena inflitta dalla Corte (a latere i giudici Emilie Mordasini e Luca Zorzi, presenti anche gli assessori giurati) è inferiore ai 6 anni e ai 5 anni e mezzo chiesti dal procuratore pubblico Luca Losa.
La cattedrale al centro della piazza - «Non bisognerebbe mettere la chiesa al centro del villaggio, bensì la cattedrale al centro della piazza», ha spiegato Sartori-Lombardi. «I due colpi con la mazza da baseball e il calcio sono stati sferrati quando la vittima era inerme a terra. E per fondare un tentato omicidio non è dato che la vita della vittima sia stata realmente a rischio».
E ancora: «È noto a tutti che la testa è sensibile e che presenta importanti organi vitali. È riconosciuto che forti colpi possono portare al decesso».
Le aggravanti - Ad aggravare la posizione dei due italo-albanesi sono stati sia l'utilizzo della mazza da baseball sia il mancato soccorso alla vittima. «Si sono invece dati alla fuga».
Le attenuanti riconosciute agli imputati principali sono state le lesioni gravi ma non durevoli provocate al 28enne ticinese e il fatto che non abbiano episodi di violenza alle spalle.
Per quanto riguarda invece i due ticinesi, la Corte non ha apprezzato il fatto che si siano «trincerati dietro a un costante “non ricordo” senza dare atto a un sincero pentimento, malgrado sia stato attestato il loro comportamento provocatorio».
La richiesta del pp - Come detto, l’accusa, sostenuta dal procuratore pubblico Luca Losa, aveva chiesto una pena detentiva di 6 anni per il 26enne e 5 anni e mezzo per il 25enne, oltre a 5 anni di espulsione dalla Svizzera a entrambi.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Olivier Ferrari e Rosa Maria Cappa, si era invece battuta per il proscioglimento dal reato di tentato omicidio intenzionale proponendo una pena di 30 mesi.




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