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BELLINZONA
02.10.2019 - 10:560
Aggiornamento : 03.10.2019 - 09:30

Amianto killer, attacco alla SUVA: «Non ci fidiamo più, controllatela»

Morti sospette tra ex dipendenti di officine ferroviarie e idroelettriche ticinesi: SEV e UNIA scendono in campo. E invocano una trasparenza che, al momento, sembra non esserci

BELLINZONA – L'amianto killer fa scendere in pista i sindacati. Lo scandalo che di recente ha travolto alcune aziende della Svizzera italiana, con diverse morti sospette per cancro tra gli operai (in particolare ex dipendenti delle officine ferroviarie e idroelettriche), ha spinto i sindacati SEV e UNIA a indire una conferenza stampa nella mattinata di oggi, mercoledì, a Bellinzona. A dirigerla, Gianni Frizzo, storico rappresentante dell'associazione "Giù le mani dalle officine". «C'è stata una mancanza di sensibilità. La reazione della SUVA è discutibile. Vogliamo chiarezza su quello che non sono riusciti a fare».

Potenziali vittime anche tra i famigliari del personale – Frizzo parla di gesto dovuto alle famiglie delle vittime. Matteo Pronzini, sindacalista UNIA, rincara la dose. «Pensavamo che la SUVA, dopo i casi del passato, trattasse la questione dell'amianto con una certa serietà. Così sembra non essere. Il problema non riguarda solo i lavoratori che sono stati confrontati direttamente con questo materiale. Mi riferisco anche ai loro famigliari, ad esempio. Adesso pretendiamo completa trasparenza».

Un doppio ruolo "ambiguo" – La SUVA è la struttura nazionale che indica da un punto di vista medico cosa si deve fare, a quali controlli sottoporsi. E contemporaneamente rappresenta anche chi paga per queste prestazioni. «C'è un potenziale rischio per cui gli aspetti legati alla salute potrebbero essere finiti in secondo piano rispetto a motivi di costi – sostiene Pronzini – . Non c'è nemmeno una logica che spieghi come siano state scelte le persone sottoposte ai controlli. C'è gente che non è mai stata inserita nelle liste. E ci si chiede perché».

Serve un organo "super partes" – Ivan Cozzaglio, presidente della commissione personale delle officine FFS, aggiunge: «C'è apprensione. Uno si vede convocato dalla SUVA per un controllo. Mentre magari il collega, che ha lavorato nelle stesse condizioni, non viene chiamato. C'è confusione. Riceviamo tante telefonate, anche da ex collaboratori in pensione. Non sanno se devono fare la TAC. Non sanno come comportarsi. Vogliamo qualcuno che sia "super partes" e che verifichi l'operato della SUVA. Non ci fidiamo più». 

L'appello – Frizzo si rivolge ai medici che, nel corso degli anni, si sono occupati di svolgere perizie e analisi sugli operai. «Ci sarà qualcuno che "non fa parte del gioco" e vuole dire come stanno veramente le cose, a proposito di visite preventive e quant'altro? Si faccia avanti. Questa è una responsabilità collettiva. La SUVA è una super potenza. Ha fior di avvocati. Ne siamo consapevoli. Però non possiamo fare finta di niente. All'interno delle officine FFS l'amianto era ovunque». «Bisogna "resettare" le cose – tuona Pronzini –. E fare in modo che tutti quelli che potenzialmente sono stati a contatto con materiale sospetto possano fare una visita. Non possono esserci casi di serie A e casi di serie B».    

Una serata pubblica - Martedì 15 ottobre all’Hotel Internazionale di Bellinzona è prevista una serata pubblica sullo scandalo amianto. «L’obiettivo è quello di collettivizzare la problematica informando il maggior numero di persone coinvolte sui rischi e sui passi da fare. Poi quello di raggruppare alcuni specialisti», ha dichiarato Vincenzo Cicero, segretario UNIA. Alla serata sono invitati a partecipare i lavoratori, delle officine e non, che sono stati esposti a questo minerale.

La risposta di SUVA - Sulla questione amianto e sulle accuse dei sindacati - in serata - è arrivata la risposta di SUVA. L'assicurazione precisa «di non essere legittimata a rilasciare alcuna presa di posizione specifica riguardante singole imprese o persone» per una questione legata alla privacy. SUVA, ad ogni modo, assicura che nei confronti dell'amianto è impegnata su più fronti: «La prevenzione in ambito di medicina del lavoro, la prevenzione in ambito generale, le prestazioni assicurative a favore delle persone assicurate coinvolte. In materia di rischi derivanti dall’amianto, della loro gestione oltre che prevenzione in ambito di medicina del lavoro la SUVA informa in maniera attiva». 

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