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31.08.2012 - 07:440
Aggiornamento : 24.11.2014 - 15:47

"Troppi esperimenti sugli animali. È un mistero tutto ticinese"

Luc Fournier, vice-presidente della Lega svizzera contro la vivisezione, avanza dubbi su quello che sta accadendo in Ticino dove lo scorso anno sono stati vivisezionati quasi 40.000 topi

LUGANO - «Non capisco come il Ticino con soli trenta esperimenti riesca a sfiorare le 40 mila cavie. È inspiegabile». Luc Fournier, vice-presidente della Lega svizzera contro la vivisezione, commenta per noi gli ultimi dati disponibili sul fenomeno in Ticino.

Cavie record - Nel 2011 la ricerca ha "usato" 38 394 animali. Usato è un modo meno brutale per dire ucciso. Per il 98% si tratta di roditori, ma vi sono stati anche 3 cani. Un numero però spicca, tra quelli appena elaborati dalla rivista Orizzonti dell’Atra (Associazione svizzera per l’abolizione della vivisezione) sulla base delle cifre dell’Ufficio federale di veterinaria: nel 24% dei casi si compiono esperimenti non obbligatori per legge. Sono 9 403  gli animali sacrificati in questo modo.

Anomalia ticinese - Dal confronto con altri cantoni emerge l’anomalia ticinese: "A Ginevra, dove esiste una grossa industria farmaceutica, la Merck Serono, dove vi è un grosso polo universitario di ricerca, la Commissione sugli esperimenti animali, di cui sono membro, riceve ogni anno tra 100 e 120 richieste per esperimenti. Parliamo di circa 40-50 mila animali. La stessa cifra viene raggiunta in Ticino, ma con molti meno test autorizzati. È un mistero" afferma Luc Fournier, vice-presidente della Lega svizzera contro la vivisezione.

Un muro di gomma - Ha provato Fournier a chiedere lumi al veterinario cantonale Tullio Vanzetti, ma si è trovato di fronte a un muro di gomma. Sarà forse a causa di un’anomalia ancora più grossa: dal 2008 in Ticino viene ignorata la legge e la relativa ordinanza che vieta a un collaboratore delle autorità di far parte della commissione. Ebbene qui su 5 membri, 3 sono fuori posto: Vanzetti stesso, il farmacista cantonale e il medico cantonale.Al proposito, su CdT, il direttore del Dss Paolo Beltraminelli ha dichiarato: «La composizione attuale non ha mai creato problemi di alcun genere e tutto si è sempre svolto nel rispetto delle regole». Una contraddizione in termini: come dire "guido da una vita senza patente, ma nel pieno rispetto delle norme della circolazione". Provateci.
 
Le risposte del veterinario cantonale - Di sicuro non sembra preoccupato il veterinario cantonale che, nel suo scambio d’email con Fournier, lo scorso 14 aprile scriveva: «Mi sorprendono i suoi dubbi circa il corretto funzionamento della commissione cantonale di vigilanza in materia di esperimenti su animali». Del resto, a dicembre, in un’altra email, Vanzetti aveva puntualizzato: «Le decisioni di autorizzazione vengono firmate dal direttore del Dipartimento sanità e socialità, del quale gli uffici del veterinario, medico e farmacista cantonali fanno parte. Non ho mai recepito nemmeno una minima ombra di influenza da parte dell’autorità dipartimentale nei confronti della commissione di vigilanza».  Nessun dubbio sfiora Vanzetti nel vestire, nello stesso tempo, i panni del controllore e del controllato.

La "tagliola" del cittadino svizzero - Ulteriore anomalia, la presenza nella Commissione di una rappresentante delle Società di protezione animali, misconosciuta dalle stesse. L’Atra, con l’avallo di alcune Spa ticinesi, ha riproposto ora la candidatura del dottor Massimo Tettamanti, esperto riconosciuto a livello internazionale, ma a luglio l’autorità avrebbe messo una condizione "tagliola": deve essere un cittadino svizzero. Anche qui un palese arbitrio: «Non sta scritto da nessuna parte nella legge ticinese – sottolinea Fournier –. Credo che abbiano aggiunto questa restrizione perché sanno che Tettamanti è italiano. Una decisione presa su misura per scartare una persona scomoda, perché valida e capace di pensare con la propria testa. Negli altri Cantoni, vi sono moltissimi membri delle stesse Commissioni che non sono di nazionalità svizzera. Uno dei commissari del Canton Friburgo, ad esempio, abita a Londra. Ma sono scelte logiche, visto che la maggior parte dei ricercatori è straniera. Non si esige neppure che siano domiciliati nel Paese. Ciò che si pretende è che l’organizzazione rappresentata dal commissario abbia sede nel Cantone».
 
«La Commissione ticinese opera nell’illegalità e dimostra una mancanza di trasparenza completa – conclude Fournier –. La presenza di membri esterni all’autorità ha appunto lo scopo di mostrare al pubblico che tutto si svolga correttamente». La pazienza della Lega svizzera ha insomma raggiunto il colmo: il governo è stato sollecitato a intervenire, altrimenti scatterà la denuncia. In fondo, se tutto è in regola, si spiega male questa resistenza.


 

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