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TICINO
18.06.2012 - 18:570
Aggiornamento : 17.11.2014 - 12:22

Ciclisti, "Sono la categoria più a rischio"

"Nel nostro Cantone, meglio usare la mountain bike". Parola di Marco Vitali, contattato da Ticinonline dopo il fatto di cronaca verificatosi sabato scorso

LUGANO – Quello che al momento è dato sapere è che il ciclista 51enne del Mendrisiotto, morto sabato pomeriggio, avrebbe perso il controllo della bicicletta. Ragione che porta a interrogarsi su sicurezza e prevenzione per una categoria, quella dei ciclisti che, spiega Marco Vitali - noto ciclista e commentatore tecnico delle gare ciclistiche per la RSI, oltre che portavoce per Ticino Cycling - : “è spesso la più vulnerabile”.

Dati alla mano in effetti si evince che, seppur non siano così numerosi, gli incidenti in bicicletta in Ticino non sono nemmeno così pochi. Nel 2011 si contavano 89 vittime della strada (dal ferito lieve al grave) e nessun morto. Nel 2010 le vittime in bicicletta erano 91, con due morti. “Il problema è che il ciclista non dispone di protezioni paragonabili a quelle di altri utenti della strada – spiega Vitali -. I pedoni ad esempio hanno degli spazi riservati, impianti semaforici ad hoc, strisce pedonali e quant’altro per la loro protezione. Il ciclista resta una specie di corpo estraneo per le strade, un “ingombro” per gli automobilisti che non lo considerano con la dovuta attenzione. E questo perché spesso loro stessi non sono ciclisti”.

Un discorso che non credo valga in quelle località dove l’utilizzo della bicicletta è più frequente.
“Infatti c’è una netta differenza tra gli automobilisti della Svizzera interna e quelli ticinesi. Questo perché i primi sono più sovente anche ciclisti, conoscono l’atteggiamento da adottare. Sono ad esempio attenti alle distanze di sicurezza. L’automobilista che passa a meno di un metro dal ciclista non tiene conto dei rischi. Per non parlare dei limiti di velocità non rispettati. Aumenta la sensazione di insicurezza per chi va in bicicletta e ne consegue una possibile perdita d’equilibrio o comportamenti avventati e pericolosi per il ciclista stesso”.

Bisogna pure dire che il ciclista alle volte ci mette del suo. Come accade con il classico gruppetto che si affianca per chiacchierare invadendo la corsia delle auto…
“Anche qui si riscontra, come nel caso degli automobilisti, una carenza dal punto di vista etico e dell’attenzione. C’è spesso troppa poca considerazione degli altri utenti della strada”

Parlando invece di infrastrutture, come valuta la situazione in Ticino?
“Negli ultimi 10 anni ci sono stati netti miglioramenti soprattutto per quanto riguarda la sensibilità verso una mobilità alternativa. Le infrastrutture però non si sono adeguate. La gente inizia a sfruttare di più i mezzi pubblici, a muoversi a piedi, o in bicicletta, ma se proprio nelle ore di punta, quando cioè ci si sposta di più, si evita di usare mezzi che risultano pericolosi a causa del traffico, non si va avanti. Piuttosto si instaura l’abitudine a usare l’auto per tratte brevi, come per andare a comprare le sigarette o accompagnare i bambini a scuola, andando a intasare ancora di più il traffico. È un circolo vizioso molto pericoloso. La miglior educazione sarebbe piuttosto mandare i bambini a scuola in bicicletta. Non poterlo fare equivale ad aver fatto un passo indietro”.

Quali le soluzioni da questo punto di vista?
Il Cantone deve cercare di recuperare il tempo perso costruendo infrastrutture per ciclisti e piste ciclabili, andando a correggere una politica che negli ultimi 30anni si è mostrata assolutamente inadeguata da questo punto di vista”.

Il ciclista invece cosa può fare?
“Visto che abitiamo in zone fortemente urbanizzate, abbiamo una rete di piccole strade di quartiere infinita. Questa rete permette di restare fuori dai grandi e trafficati nodi stradali. Un grande vantaggio che può essere sfruttato da tutti, anche dai ciclisti da corsa. Io vado da Massagno a Vezia senza praticamente passare da strade principali. Un’occasione questa anche per riscoprire degli scorci nuovi, luoghi nascosti.

Viene da pensare che alcuni incidenti si verifichino  a causa di un utilizzo sbagliato della bicicletta. Un esempio può essere quello di chi acquista con leggerezza una bici da corsa per usarla saltuariamente, non prendendo in considerazione il fatto che è uno strumento più complesso rispetto a una normale mountain bike…
“Probabilmente è così. Io consiglierei a chi va occasionalmente in bici la mountain bike. Anche per chi vuole affrontare piccoli passaggi sullo sterrato, tracciato che tra l’altro nella nostra regione si trova in quantità. Con la qualità dell’asfalto delle nostre strade, che è pessima, e con i tombini, spesso infossati, la mountain bike è più facile da guidare. Bisogna ricordare pure a chi va occasionalmente in bici che non è il caso affrontare subito tratte impegnative da 80/100 chilometri. Chi lo fa dovrebbe allenarsi almeno tre volte la settimana. Il rischio altrimenti è che con la stanchezza arrivi quel calo dell’attenzione che a volte risulta fatale”.  

 

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