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LUGANO
23.08.2011 - 16:350
Aggiornamento : 23.11.2014 - 08:38

L'artista Al Fadhil sfrattato dalle suore

A Lugano chiude dopo vent'anni l'atelier Nopavilion per far posto a un appartamento

LUGANO - L’arte che muore all’ombra del monastero. Sembrano irrimediabilmente perduti i tempi in cui le principali istituzioni religiose d’Europa facevano a gara nel sostenere l’opera di pittori e scultori. Traendone in cambio capolavori e lustro. Oggi sui valori detta legge il valore: che è poi la moneta.

Succede a Lugano dove proprio un Ordine religioso ha benedetto la soppressione di un progetto artistico che dura da 20 anni: a causa dello sfratto l’artista Al Fadhil ha infatti annunciato la chiusura definitiva del suo atelier Nopavilion, situato in via Lavizzari 10. La proprietà è inserita in un palazzo di grande valore storico “lasciato in donazione una quindicina di anni fa alle Suore di Santa Brigida” spiega l’artista. La proprietaria, oggi ultra novantenne e incapace di intendere, è ospite da tempo delle suore. Suore che, a ridosso di Paradiso, gestiscono l’Hôtel Casa Santa Birgitta, dove ospiti “di ogni età e religione”, come si può leggere nel loro sito, possono trovare “un’atmosfera familiare, in un albergo semplice”. Uno spirito d’accoglienza e carità che contrasta con quanto racconta l’artista.

“Il mio allontanamento – commenta l’ormai quasi ex inquilino – è scaturito da una convergenza d’interessi tra le religiose e un’amministrazione senza scrupoli”.

Parole pesanti che cerchiamo di approfondire. “È una triste storia – spiega Al Fadhil – ed è la conferma che in questo mondo ormai comanda solo il “dio denaro”. Aperto nel 1991 l’atelier, oltre che laboratorio di ricerca per l’artista stesso e per il pittore Sergio Piccaluga, ha rappresentato nel tempo un luogo d’incontro per operatori del settore e amanti dell’arte. Al Nopavillon sono nate mostre ed eventi poi organizzate altrove.

Finora, perché in un prossimo futuro i 60 metri quadrati che ora ospitano il piccolo atelier saranno accorpati a un appartamento adiacente, che si è di recente liberato, sempre di proprietà delle suore. “La loro intenzione è quella di creare qualcosa di più grande e lussuoso. Ho scritto loro una lettera per cercare di farle desistere dallo sfratto, ma l’amministatore mi ha risposto che col mio affitto in pratica lavoro gratis in centro città”.

Insomma porte chiuse. Le stesse che l’artista Al Fadhil ha trovato a Palazzo Civico, quando ha chiesto al Comune uno spazio aperto a tutti gli artisti della regione. “Secondo me a Lugano vi sono almeno 5 o 6 stabili in disuso che potrebbero servire a tale scopo. Speranze spente sul nascere dallo stesso sindaco di Lugano, che in una lettera circa un anno fa mi ha risposto che non c’erano spazi pubblici disponibili”.

Di fronte a questa situazione, anche perché non ha nessuna intenzione di distruggere le proprie opere, “sarebbe come suicidarmi”, l’artista ha optato per la vendita a prezzi molto bassi. L’appuntamento è per giovedì 25 agosto in via Lavizzari. Per chi vuole un pezzo d’arte in casa sarà forse un’occasione gradita, ma per Lugano che vuole diventare capitale cantonale della cultura è un brutto biglietto da visita.

 

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