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I diari di Mussolini riposano a due passi dal confine elvetico?

Keystone / AP
I diari di Mussolini riposano a due passi dal confine elvetico?
ROMA - E così la storia - infinita - dei Diari del Duce si arricchisce da oggi di un nuovo capitolo: una parte di essi e le ultime lettere scritte da Mussolini prima di essere catturato dai partigiani a Dongo, riposerebbero al sicuro in u...

ROMA - E così la storia - infinita - dei Diari del Duce si arricchisce da oggi di un nuovo capitolo: una parte di essi e le ultime lettere scritte da Mussolini prima di essere catturato dai partigiani a Dongo, riposerebbero al sicuro in una cassa di zinco in Valle Spluga, a pochi passi dal confine svizzero.

Almeno questo ha rivelato all'agenzia di stampa italiana Ansa il figlio dell'ex console italiano e segretario del Fascio a Berlino, Guglielmo Della Morte. Convocato dal Duce - ha spiegato il figlio oggi - Della Morte ricevette da Mussolini "una borsa di documenti chiusa con un lucchetto con l'impegno a non aprirla se non dopo il 2025".

Fin qui i fatti odierni: fatto sta che quella dei Diari del capo supremo del fascismo - come il presunto e inafferrabile 'Oro di Dongo' - sono un tormentone che si ripresenta ciclicamente fin dalla fine della guerra ed è costellato più di dubbi che di certezze. E non solo sulla reale autenticità dei documenti - finora mai provata almeno per quelli resi noti - ma anche per i possibili contenuti. Insomma: esistono? e che c'é scritto?

Il primo vero caso avviene nel 1994: con grande clamore l'inglese "Sunday Telegraph" - giornale autorevole - annuncia la scoperta dei Diari del Duce e a conferma della autenticità offre la perizia di storici di grande calibro come Denis Mack Smith e Brian Sullivan, dell'Istituto Studi Strategici di Washington. Mallevadori dei documenti sono il produttore cinematografico sir Anthony Havelock-Allan e sua moglie Sara, personaggi serissimi, che li hanno a loro volta ricevuti da un misterioso 'Signor X', anonimo costruttore edile italiano, che 30 anni prima li aveva trovati nella soffitta del padre. Un genitore con amicizie importanti tra le quali - fondamentale - un certo 'Pedro': niente meno, si scopre, che il capo dei partigiani che nell'aprile del 1945 catturarono in Val Tellina il Duce, ovvero il conte Pier Bellini delle Stelle. Di fronte ai Diari però la stessa famiglia Mussolini rimane prudente, quasi scettica. Da allora 'quei' Diari ballano tra il vero e il falso e in sostanza sono spariti nel dimenticatoio.

Nel 2007 nuovo capitolo: Marcello dell'Utri annuncia a febbraio ad Udine di essere entrato in possesso di cinque agende di Mussolini, che coprono gli anni dal 1935 al 1939. Il senatore del Popolo della libertà (Pdl), esperto bibliofilo, spiega di aver visionato i testi tramite i figli di un partigiano che a Dongo arrestò il Duce e conservò questi diari. Chi fosse questo partigiano, lesto nel trafugare le carte del Duce, non è mai venuto alla luce. Anche perché ad oggi ancora non si sa quanti furono - e chi esattamente - i partigiani ad aver tratto in arresto Mussolini. Tra loro c'erano sicuramente 'Pedro' (Pier Bellini) e 'Bill' (Urbano Lazzaro), i due soli non comunisti della squadra. Le carte rinvenute addosso al Duce - e i valori - furono inventariati da 'Bill' (e tra loro non c'erano i Diari) e consegnati al Commissario politico della brigata il comunista 'Pietro' (Michele Moretti) e da questi trasmessi al Comitato di liberazione nazionale di Milano.

Fortemente criticati dagli esperti e dagli storici, dai Diari pubblicizzati da Dell'Utri viene fuori - a suo stesso dire - un Mussolini "totalmente diverso da come è stato descritto". Recentemente il senatore presentando i documenti a Casa Pound - Centro sociale occupato da giovani di destra - di fronte alla richiesta della prova dell'autenticità - ha risposto: "Autentici? Falsi? a noi non ce ne frega niente e lasciamo ai soloni questo dibattito. Nessuno può dire se questi diari sono autentici ma nessuno può dire che certamente sono falsi".

Oggi l'ultimo capitolo della vicenda: il console Della Morte e le sue carte. Saranno quelle buone?

Ats

Foto Keystone / AP

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