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Valérie Dittli nel mirino di un nuovo rapporto

Nuove critiche, da parte del legislativo cantonale, per la consigliera di Stato vodese: «Lacune manageriali, sfiducia nei confronti dell'amministrazione e decisioni mal difese»
20min/François Melillo
Fonte ats
Valérie Dittli nel mirino di un nuovo rapporto
Nuove critiche, da parte del legislativo cantonale, per la consigliera di Stato vodese: «Lacune manageriali, sfiducia nei confronti dell'amministrazione e decisioni mal difese»

LOSANNA - «Lacune manageriali, sfiducia nei confronti dell'amministrazione, decisioni mal difese», ma anche superamento delle proprie competenze e violazione del principio di collegialità. Sono queste le principali critiche di un nuovo rapporto, questa volta del Gran Consiglio vodese, nei confronti della consigliera di Stato Valérie Dittli (Centro), già responsabile delle finanze cantonali.

Il nuovo documento, presentato oggi in conferenza stampa, è stato elaborato dalla Delegazione delle commissioni di sorveglianza (quelle delle finanze e della gestione) del legislativo attivata lo scorso 25 di marzo dopo la pubblicazione di un primo rapporto redatto da Jean Studer, già consigliere di Stato neocastellano (PS), consigliere agli Stati e presidente del Consiglio della banca della Banca nazionale svizzera, in qualità di esperto indipendente. Quest'ultimo aveva rilevato diversi malfunzionamenti all'interno dell'amministrazione fiscale vodese.

I problemi evidenziati oggi dalla delegazione, composta di tredici membri e presieduta da Céline Baux (UDC), hanno «indebolito il funzionamento istituzionale e influito negativamente sul personale», si legge nel documento, che riferisce inoltre di problemi di comunicazione e di atti «inadeguati o addirittura illegali». Alcuni collaboratori ne hanno sofferto molto. Non spetta alla delegazione giudicare se si sia trattato o meno di mobbing, è stato detto davanti ai media.

I problemi riguardano in particolare due dossier: quello del cosiddetto scudo fiscale (bouclier fiscal, che mira a evitare che le imposte diventino confiscatorie per i contribuenti facoltosi) - Dittli avrebbe chiesto l'annullamento di imposte di contribuenti soggetti a questo meccanismo - e quello delle tasse nel settore agricolo - la consigliera di stato avrebbe "spinto" i suoi servizi a decisioni contrarie alle regole. Come noto, la pratica dello scudo fiscale vodese non era già stata conforme alla legge tra il 2009 e il 2021, prima che Dittli fosse eletta in Consiglio di Stato.

È stato criticato anche il ricorso massiccio a competenze esterne all'amministrazione, ciò che dà l'impressione di «un gabinetto parallelo allo Stato», così come «la gestione molto aleatoria» di alcuni conflitti di interesse o il fatto di trasferire su altre persone «il peso delle proprie decisioni politiche».

Inesperienza - Dittli è accusata di aver "leso" la collegialità in Consiglio di Stato in particolare quando ha inviato alcuni quadri del suo dipartimento a discutere della riforma dei coefficienti d'imposta con gli ambienti economici, contro il parere dei suoi colleghi dell'esecutivo. La delegazione rimprovera alla "ministra" anche decisioni in contrasto col segreto fiscale: i deputati autori del rapporto si dicono "convinti" che la consigliera di Stato ha chiesto di consultare fascicoli ai quali non avrebbe dovuto avere accesso.

Per i membri della delegazione, il cui rapporto è stato approvato all'unanimità, l'inesperienza politica di Dittli e la sua mancanza di formazione specifica spiegano in gran parte i vari problemi individuati. Va infatti ricordato che la politica, originaria del canton Zugo, è stata eletta nel Consiglio di Stato vodese nel 2022, con grande sorpresa generale. Aveva solo 29 anni e non aveva mai ricoperto cariche esecutive o legislative. L'assenza di un partito forte in Gran Consiglio - il Centro non vi è rappresentato - e l'assegnazione del corposo dicastero delle finanze non hanno migliorato la situazione.

Nessuna richiesta di dimissioni - La delegazione ha anche stigmatizzato le «versioni contraddittorie» fornite da Dittli durante le audizioni e persino un «tentativo di intimidazione» prima della pubblicazione del rapporto. Nonostante le numerose critiche, la delegazione non chiede le dimissioni della consigliera di Stato. «Spetta agli eletti rimettersi in discussione, se necessario, e assumersi le proprie responsabilità», ha affermato Baux.

Il 21 marzo scorso, dopo la pubblicazione del rapporto di Studer, Dittli è stata sollevata con effetto immediato dalla responsabilità delle finanze e della fiscalità. La delegazione ha sottolineato che la revoca di tali competenze ha permesso di «limitare» alcuni problemi, ma non offre «una garanzia assoluta di stabilità». La consigliera di Stato ora è responsabile solo di agricoltura, clima e sviluppo digitale. Il rapporto della delegazione contiene 24 raccomandazioni e sarà discusso il 20 gennaio in Gran Consiglio.

Studer aveva evidenziato in particolare una «collaborazione fortemente compromessa» tra Dittli e Marinette Kellenberger, responsabile della fiscalità nel dipartimento diretto dalla giovane consigliera di Stato. Secondo le conclusioni del rapporto di Studer, questa cattiva intesa ha avuto implicazioni andate «oltre le due protagoniste» e ha compromesso «il buon funzionamento dello Stato». Kellenberger, pure criticata nel documento, è andata in pensione anticipatamente.

Dittli è anche nel mirino della giustizia: in ottobre, il Ministero pubblico vodese ha avviato un'indagine penale. La consigliera di Stato potrebbe aver commesso un abuso d'autorità chiedendo l'annullamento o la revoca di accertamenti fiscali passati in giudicato in relazione allo scudo fiscale.

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