Il volto sciupato delle banche

L'immagine degli istituti bancari è in declino. Solo il 53% degli svizzeri esprime un giudizio positivo. Il trend si è invertito rispetto all'epoca del Covid
ZURIGO - L'immagine di cui godono le banche presso gli svizzeri, dopo un picco storico raggiunto durante la pandemia, sta peggiorando: è quanto emerge da un sondaggio condotto dall'istituto di ricerca Gfs.bern per conto dell'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) e reso noto oggi.
La percezione positiva degli istituti finanziari aveva toccato un massimo senza precedenti nel 2021, quando all'epoca del Covid le banche erano intervenute fornendo liquidità alle aziende in difficoltà. Il trend si è però invertito, portando la quota di opinioni positive al 53% nell'ultimo rilevamento (ottobre 2025), un livello paragonabile a quello del 2007, appena prima del crollo della società americana Lehman Brothers, che innescò la crisi finanziaria.
La ricerca fotografa un'opinione pubblica profondamente divisa. La fiducia aumenta con l'età: è positiva solo per il 42% fra i giovani tra i 18 e i 39 anni, sale al 52% nella fascia 40-64 anni e raggiunge il 69% tra gli over 65. Persistono anche differenze linguistiche: mentre nella Svizzera tedesca e italiana la maggioranza (57% in entrambi i casi) esprime un giudizio favorevole, in Romandia gli scettici prevalgono e solo il 41% ha un'opinione positiva.
Il divario più marcato è però politico. L'elettorato di sinistra e dei partiti ambientalisti (socialisti 38%, Verdi 43%, Verdi liberali 44%) ha una visione molto meno benevola degli istituti finanziari rispetto agli elettori di Centro (61%), UDC (62%) e soprattutto PLR (77%).
Anche quello che le persone pensano sia l'opinione comune sulle banche - non quindi il giudizio personale, ma ciò che si ritiene essere il parere collettivo - è andato peggiorando: nel 2021 la positività era al 73%, valore che si è ridotto al 44% nel 2025. È la prima volta dal 2017 che la quota scende al di sotto del 50%, sottolineano i ricercatori.
La lettura dei dati eseguita dall'ASB non è comunque negativa. "La percezione della popolazione verso le banche elvetiche resta caratterizzata da un atteggiamento sostanzialmente positivo: la loro importanza a livello economico e sociale, il loro contributo al benessere e il loro ruolo di pilastro per la stabilità sono ampiamente riconosciuti", afferma l'organizzazione in una nota. Ad essere apprezzati sono in particolar modo l'affidabilità, il ruolo di datore di lavoro di rilevanza primaria e il sostegno fornito alle piccole e medie imprese (PMI) nelle questioni di finanziamento. Vi sono tuttavia aspetti che intaccano l'immagine del ramo: le perplessità si concentrano soprattutto sulla percezione che le banche diano maggior peso al proprio profitto rispetto alla responsabilità sociale.
Positivo è peraltro il giudizio circa la propria banca: l’83% delle persone interpellate si dice soddisfatto dell'istituto di riferimento. "Nel corso degli anni, il rapporto personale con la banca di fiducia resta quindi stabile e improntato alla collaborazione", annota l'ASB. Ad essere particolarmente apprezzati sono fattori come le prestazioni erogate, l'affidabilità, la credibilità e la sicurezza, mentre il tema della sostenibilità perde sempre più rilevanza anche nel rapporto diretto con il proprio istituto di riferimento.
Il 91% delle persone interrogate - 1000 cittadini svizzeri, aventi diritto di voto, delle principali regioni linguistiche - ritiene importante mantenere la competitività internazionale della piazza finanziaria. Al contempo, la valutazione della posizione attuale si è deteriorata a seguito degli sviluppi sul piano geopolitico e normativo: soltanto il 27% degli intervistati considera le banche elvetiche più competitive rispetto alla loro concorrenza internazionale. I principali vantaggi di localizzazione continuano a essere la stabilità politica ed economica, l'elevato livello della formazione e la tutela della sfera privata finanziaria. La qualità del servizio fornito e la sostenibilità perdono invece rilevanza.
Rispetto agli scorsi anni, le banche svizzere perdono slancio sul versante della sostenibilità ecologica. Soltanto una maggioranza esigua delle persone consultate (52%) ritiene che gli istituti finanziari agiscano oggi in modo più sostenibile rispetto a cinque anni or sono. La sostenibilità si sta quindi evolvendo sempre più da un vantaggio di immagine a un ambito di percezione critico, che contribuisce a un giudizio complessivo più negativo degli istituti stessi.
"Le banche sono i pilastri portanti della nostra economia e forniscono un contributo decisivo al benessere e alla stabilità", afferma il direttore dell'ASB Roman Studer, citato nel comunicato. "E questo è un dato di fatto ampiamente riconosciuto. Al contempo, gli sviluppi sul piano geopolitico e normativo, così come la progressiva digitalizzazione mettono oggi più che mai a dura prova gli istituti. Tanto più incoraggiante è quindi il fatto che, anche in questo contesto impegnativo, essi siano riusciti a riconfermare il ruolo di banca di riferimento affidabile per la propria clientela: una solida ancora di stabilità", conclude il 49enne con studi in scienze politiche, economia politica e storia economica presso le università di Zurigo e di Oxford.



