Potenzialmente pedofili, ma i loro dossier restano blindati

Tra i 72 candidati al sacerdozio che si sono sottoposti al test di valutazione, non tutti lo hanno superato. Ma i loro dati rimangono sotto chiave
I casi di pedofilia in seno alla Chiesa sono stati, per decenni, una sorta di scomodo "segreto". Spesso ignorato da chi, pur sapendo, decideva di guardare dall'altra parte, limitandosi, nei casi più delicati, a trasferire il responsabile in un'altra parrocchia. Oggi non è più così. Dopo gli scandali, anche la Chiesa cattolica ha scelto la via della tolleranza zero. E chi vuole diventare prete deve prima attraversare una procedura di valutazione in tre fasi. Eppure, qualche zona d'ombra sembra ancora esserci.
L'introduzione del test, come noto, risale alla scorsa primavera. Nella fase pilota sono state condotte valutazioni attitudinali su 72 candidati, sei dei quali in lingua italiana. In alcuni casi, i responsabili hanno poi deciso di non proseguire la collaborazione. Il numero esatto di questi candidati però non è stato reso noto. E come riporta oggi la NZZ, proprio la questione dei dossier dei singoli candidati avrebbe creato frizioni tra i vescovi e la Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera, con quest'ultima voleva rendere accessibili a terzi gli incarti.
«Solamente i responsabili della formazione della Diocesi hanno accesso» ai dati, ha sottolineato un portavoce della Conferenza dei vescovi svizzeri. Vescovi e responsabili dei seminari. È a loro che spetta la "quarta" fase del processo di valutazione, quella che può sfociare nella decisione di assumere qualcuno. A loro esclusiva discrezione, anche se nel corso degli step precedenti sono emersi segnali d'allarme.
In altre parole, le segnalazioni restano conservate, in modo confidenziale, all'interno della diocesi. E neanche l'unità investigativa sugli abusi interna alla Chiesa, scrive la NZZ, è autorizzata a visionare i singoli dossier. E questo solleva diversi interrogativi su come, effettivamente, si intenda impedire l'accesso al sacerdozio a persone che hanno mostrato tendenze pedofile o, più in generale, problematiche. Per il canonista Thomas Schüller, dell'Università di Münster, quest'accessibilità limitata costituisce una sorta di "window dressing". Insomma, un trucco di "cosmesi contabile", come affermato sulle colonne della Sonntags-Zeitung.
Interpellato sulla questione, il portavoce della CVS, Maurice Greder, ha affermato che «se una persona in un ruolo di responsabilità dovesse approvare un candidato nonostante una valutazione chiaramente negativa», commetterebbe un atto «irresponsabile e in contraddizione con il diritto canonico». I dettagli sullo scambio di informazioni tra diocesi «sono attualmente in fase di ulteriore sviluppo» e una decisione nel merito della futura responsabilità per quanto concerne le valutazioni psicologiche sarà presa durante la prossima assemblea della CVS, nel mese di marzo.



