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SVIZZERA

Anche Logitech licenzia e taglia 300 persone, toccata anche la Svizzera

L'azienda vodese annuncia «misure strategiche di riorganizzazione» dopo il calo di vendite post-homeworking.
KEYSTONE/LAURENT GILLIERON / STF (LAURENT GILLIERON)
Anche Logitech licenzia e taglia 300 persone, toccata anche la Svizzera
L'azienda vodese annuncia «misure strategiche di riorganizzazione» dopo il calo di vendite post-homeworking.
LOSANNA - Se i Big Tech sono alle strette, e anche aziende come Google sono costrette a licenziare (pure a Zurigo, con 250 lasciati a casa) non se la passano meglio nemmeno... le medium tech. Stando a quanto riportato oggi da Le Temps, l'azienda sviz...

LOSANNA - Se i Big Tech sono alle strette, e anche aziende come Google sono costrette a licenziare (pure a Zurigo, con 250 lasciati a casa) non se la passano meglio nemmeno... le medium tech. Stando a quanto riportato oggi da Le Temps, l'azienda svizzera leader mondiale delle periferiche hardware Logitech si accinge a licenziare 300 persone.

Secondo il quotidiano romando è verosimile che questi tagli possano interessare anche i dipendenti della sede svizzera, stanziata in quel di Losanna nei pressi del campus del Politecnico. In che entità, però, non è noto. Al momento Logitech conta circa 8'200 dipendenti, 400 dei quali su suolo romando.

I tagli, annunciati alla vigilia dello tsunami Credit Suisse, sono stati perlopiù ignorati dalla stampa. Contattata da Le Temps, l'azienda conferma che i licenziamenti «interesseranno il personale svizzero in maniera limitata».

Dopo il boom riscontrato durante gli anni pandemici (con massicci acquisti di mouse, tastiere e webcam per il lavoro da casa) l'azienda svizzera negli ultimi tempi sta fronteggiando un calo delle vendite e una cifra d'affari caduta a precipizio a -22% a fine 2022, assestatasi comunque attorno al -15% nei primi tre mesi del 2023. 

Risultati, questi, che fanno male anche al titolo in borsa e che hanno portato l'azienda a decidere per una serie «di misure strategiche di riorganizzazione». A preoccupare, in uno scenario economico ormai mutato, è la concorrenza di una Cina nuovamente sul piede di guerra per quanto riguarda produzione ed export.

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