Gli attivisti svizzeri denunciano: «Violenze fisiche, psicologiche e sessuali»

«È assolutamente terribile pensare che la Svizzera ignori i propri obblighi legali internazionali», ha dichiarato una portavoce legale durante una manifestazione all'esterno dell'aeroporto di Ginevra
«È assolutamente terribile pensare che la Svizzera ignori i propri obblighi legali internazionali», ha dichiarato una portavoce legale durante una manifestazione all'esterno dell'aeroporto di Ginevra
GINEVRA - Una manifestazione pubblica, scandita da slogan e interventi, ha riunito attivisti e membri svizzeri della Global Sumud Flotilla appena dopo il loro sbarco all'aeroporto di Ginevra-Cointrin. Oltre alla gioia per poter riabbracciare gli attivisti - compreso il ticinese Anek Liam Speranza - non è mancata la rivendicazione politica dell'azione compiuta nel Mediterraneo e terminata con il fermo muscolare dei militari israeliani. Nel piazzale d'ingresso dello scalo si è tenuto un momento in cui si sono alternati cori - i più ripetuti: "La Suisse complice", "Israël terroriste" e "Free Palestine" - e testimonianze.
Durante l’evento, alcuni rappresentanti del movimento hanno preso la parola per spiegare il senso dell’iniziativa e presentare i partecipanti. Sono stati citati diversi membri della delegazione e collaboratori impegnati in ambiti come comunicazione, coordinamento e supporto legale. «Siamo una piccola squadra», è stato spiegato, con un’organizzazione condivisa del lavoro. Più volte il pubblico ha espresso sostegno con applausi e incoraggiamenti: "Bravo a tutta la flottiglia" è stato ripetuto più volte dai presenti.
Uno dei momenti centrali è stato l’intervento di una portavoce legale, che ha criticato apertamente la posizione della Svizzera: «Vorrei ricordare la responsabilità» delle istituzioni, ha affermato, denunciando quella che ha definito una mancata assunzione di responsabilità rispetto agli eventi. Secondo la portavoce, ai membri della Flotilla sarebbe stato comunicato che si trattava di una «responsabilità individuale», quella di tentare di raggiungere la Palestina e «di provare a rompere questo blocco illegale».
La stessa ha parlato di «violazioni estremamente gravi», citando «violenze fisiche, psicologiche e sessuali» e definendole «crimini di guerra». «È assolutamente terribile pensare che la Svizzera ignori i propri obblighi legali internazionali», ha aggiunto, dichiarando che tali rischi erano stati segnalati in anticipo, inclusa la possibilità di «atti di tortura».
Nel dibattito è emerso anche il tema dei detenuti palestinesi. Rispondendo a una domanda, uno degli intervenuti ha affermato che le persone imprigionate «subiscono probabilmente la stessa cosa, se non peggio» da anni, ricordando che «molte persone sono morte» e sottolineando l’importanza di non dimenticare queste situazioni.
L’incontro si è concluso con ulteriori slogan e richieste di attenzione internazionale sulla situazione, tra applausi e nuove dichiarazioni di sostegno alla causa palestinese.




