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BERNA«Finché non c'è una confessione, sono ipotizzabili vari scenari»

05.02.22 - 12:30
Dopo la morte di una bimba di otto anni, le autorità hanno richiesto il carcere preventivo nei confronti di una 30enne.
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BERNA
05.02.22 - 12:30
«Finché non c'è una confessione, sono ipotizzabili vari scenari»
Dopo la morte di una bimba di otto anni, le autorità hanno richiesto il carcere preventivo nei confronti di una 30enne.
Potrebbe trattarsi a tutti gli effetti della madre della bambina. Ma le indagini spaziano su più fronti. Per lo psichiatra forense Thomas Knecht molti sono gli scenari possibili.

KÖNITZ - Martedì sera, una bambina di otto anni è stata trovata senza vita in un bosco a Köniz (BE). La polizia ha aperto un'indagine per omicidio intenzionale e giovedì ha riferito che una persona «vicina alla vittima» è stata arrestata. Ieri pomeriggio, la Procura ha chiesto il carcere preventivo per una donna di 30 anni.

Nessun altro dettaglio è stato comunicato sul caso. Ma una cosa è certa: la madre della bimba ha 30 anni. E la sua casa è ancora blindata con i sigilli della polizia. «Sia quel che sia, in questi casi vale sempre la presunzione d'innocenza». Thomas Knecht è uno psichiatra forense e spiega quali scenari sono ipotizzabili per la morte della piccola. 

«Anche se non è ancora chiaro cosa sia successo, l'infanticidio da parte della madre è uno scenario concepibile. Se questo è effettivamente il caso, la causa potrebbe essere una psicosi con alienazione dalla realtà. Può darsi che la madre abbia visto qualcosa di diverso, persino qualcosa di demoniaco, nella sua bambina e abbia voluto liberarsene», dice Knecht. Tuttavia, questo è molto raro e non sarebbe un atto impulsivo. «Una tale psicosi deve essere progredita per anni e segni evidenti devono essere comparsi prima». Anche problemi finanziari o relazionali potrebbero innescare un atto di disperazione di questo tipo.

Finché non vi è un'ammissione di colpa, non è possibile determinare esattamente cosa può essere successo. E nemmeno puntare il dito contro la donna. «Quando un bambino viene trovato morto in un bosco, si pensa subito che possa essere stato ucciso lì. Ma potrebbe anche essere stato portato già morto nel luogo del ritrovamento», sostiene Knecht. L'unica cosa evidente al momento è che la bimba è stata uccisa. «Ma la morte potrebbe anche essere dovuta a un incidente ed è possibile che la persona che l'ha causato sia sfuggita alla sue responsabilità portando la bambina in un posto discosto. Nulla può essere escluso a priori».

Un bambino può pure diventare una vittima se viene coinvolto in un conflitto tra adulti, ad esempio come atto di vendetta. Capita così che un ex compagno uccida un figlio per vendicarsi dell'altro genitore. «Può darsi che l'autore abbia agito per questo motivo», continua lo psichiatra forense. Infine, è anche possibile che si sia trattato semplicemente di un'uccisione, senza una ragione ben precisa.

Toccherà alla polizia chiarire la causa della morte in modo più preciso, individuare il luogo dell'omicidio, determinare il corso degli eventi e creare un profilo dell'autore. «Inoltre, tutte le persone rilevanti devono essere intervistate, sia come informatori, sia come sospettati», conclude Knecht
 

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