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SVIZZERA

Nessun lavoro nonostante il dottorato: «Ormai nascondo il titolo»

La debole congiuntura economica persiste anche nel 2026 e colpisce i giovani accademici. I racconti di come il sogno di un buon lavoro dopo il master sia svanito.
Julian Stratenschulte/dpa
Nessun lavoro nonostante il dottorato: «Ormai nascondo il titolo»
La debole congiuntura economica persiste anche nel 2026 e colpisce i giovani accademici. I racconti di come il sogno di un buon lavoro dopo il master sia svanito.

BERNA - L’ingresso nel mondo del lavoro si sta rivelando sempre più difficile anche per giovani altamente qualificati. Lo dimostrano le storie di tre neolaureati e dottori che, nonostante anni di studio e sacrifici, faticano a trovare un’occupazione adeguata al proprio profilo.

«O ero troppo qualificato o mi mancava l’esperienza lavorativa» - Mario, che ha conseguito un dottorato in biomedicina nell’aprile 2025, è alla ricerca di lavoro da oltre un anno. «Non ho visto nemmeno una posizione junior pubblicata», racconta. Nei pochi colloqui sostenuti si è sentito ripetere sempre la stessa risposta: «O ero troppo qualificato o mi mancava l’esperienza lavorativa». Una contraddizione che evidenzia uno dei principali paradossi del mercato attuale.

Le ore "irrilevanti" - Durante il dottorato ha lavorato ben oltre il suo incarico ufficiale: «Ho fatto moltissime ore di straordinario, anche nei weekend», ma questo impegno spesso «non viene considerato rilevante». Oggi svolge uno stage non retribuito, che definisce «la cosa migliore che potesse capitarmi in una situazione tanto faticosa». Tra i suoi ex colleghi, solo uno su sette ha trovato lavoro.

Quando il titolo accademico è un ostacolo - Una situazione analoga riguarda Ronja, anche lei dottore in biomedicina. Attualmente insegna chimica, ma non è soddisfatta: «Voglio fare ricerca, anche solo in laboratorio». Paradossalmente, il titolo accademico è diventato un ostacolo: «Ormai preferisco nascondere il dottorato nel curriculum».

Cento candidature, zero colloqui - Nonostante oltre cento candidature, non è mai stata convocata per un colloquio e spesso non ha ricevuto nemmeno risposta. «Ho lavorato duramente per anni pensando che i sacrifici sarebbero stati ripagati», spiega, ma oggi si ritrova «senza parole» e costretta a chiedere un prestito.

«È frustrante» - Anche Francesco, laureato in economia aziendale, si trova in difficoltà. Dopo oltre 150 candidature senza successo, lavora in una posizione tecnico-amministrativa che lo lascia insoddisfatto: «Sembra più un ruolo amministrativo. È frustrante». Nonostante guadagni più di prima, le prospettive restano limitate: «Ci si sente come in una gabbia».

Il circolo vizioso - Dalle loro testimonianze emerge un mercato del lavoro sempre più selettivo, in cui le aziende cercano candidati già esperti senza investire nei giovani. «Da qualche parte bisogna pur cominciare», osserva Francesco, sottolineando un circolo vizioso che rischia di penalizzare un’intera generazione.


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