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Morire in casa: spunta un corso che insegna come accompagnare alla morte

Formazione e comfort: cresce l'attenzione verso la cura e l'accompagnamento delle persone alla fine della vita. L'iniziativa di un'associazione nel canton Berna.
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Fonte BernerZeitung
Morire in casa: spunta un corso che insegna come accompagnare alla morte
Formazione e comfort: cresce l'attenzione verso la cura e l'accompagnamento delle persone alla fine della vita. L'iniziativa di un'associazione nel canton Berna.

BERNA - Essere presenti, parlare, offrire piccoli gesti di conforto: la vicinanza di persone care può avere un valore enorme per chi si trova alla fine della vita. È da questo presupposto che nasce a Schwarzenburg, nel canton Berna, il corso “Ultimo aiuto” con l’obiettivo di fornire strumenti concreti per accompagnare i morenti.

In Svizzera, tre persone su quattro dichiarano di voler morire a casa. «Sperano di addormentarsi serenamente quando verrà il momento», spiega alla BernerZeitung Nicole Gurtner, docente presso il Centro di formazione infermieristica di Berna. Tuttavia, la realtà è diversa: «Il 40% muore in ospedale, il 5% a causa di eventi improvvisi come incidenti o infarti, mentre la maggioranza affronta un processo di morte più lungo». Spesso, anche quando lo si desidera, morire a casa non è possibile a causa del carico che grava sui familiari.

L’associazione che se ne occupa si chiama Nangijala ed è stata fondata anche da Gurtner: punta a diffondere conoscenze sul tema della morte e delle cure palliative. Tra gli obiettivi a lungo termine c’è l’apertura di un hospice a Schwarzenburg, anche se, come sottolinea il presidente André Roggli, «la strada è ancora lunga».

Nel frattempo, l’attenzione è rivolta alla formazione. Le cure palliative, infatti, richiedono un approccio interdisciplinare che coinvolge personale sanitario, assistenti spirituali e volontari. «Il 95% del lavoro è svolto da persone non professioniste», afferma Patrick Schafer, teologo e responsabile del servizio di assistenza spirituale della Chiesa cattolica di Berna.

Il corso “Ultimo aiuto”, tenuto da Gurtner e Schafer, mira a rendere meno spaventosi i temi legati alla morte, spiegando cosa accade nelle fasi finali della vita. «Morire è un processo che può durare giorni o settimane», spiega Gurtner. Tra i segnali più comuni ci sono il progressivo ritiro in sé stessi, la perdita di interesse per ciò che accade intorno e una forte stanchezza.

La diminuzione dell’assunzione di cibo e liquidi è spesso fonte di preoccupazione per i familiari, ma secondo l’esperta si tratta di un processo naturale: «Disidratandoci, il corpo rilascia sostanze che alleviano dolore e ansia». Anche lo stato di coscienza cambia, alternando momenti di lucidità e confusione. L’udito, però, è l’ultimo senso a venir meno: «Ci sentono», sottolinea.

Secondo Schafer, è importante anche chiarire un equivoco diffuso: i familiari non devono decidere se interrompere le cure, ma solo riferire le volontà del paziente. «La decisione finale spetta sempre ai medici», precisa.

Il corso fornisce conoscenze di base su morte e lutto ed è affiancato da moduli di approfondimento. L’obiettivo è ampliare la consapevolezza su un tema ancora poco presente nella vita quotidiana. «Eppure la morte fa parte della vita», ricorda Schafer.

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