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SVIZZERA«Io non credo ai blackout»

19.08.22 - 18:02
L'economista svizzero Stéphane Garelli afferma che le città non resteranno al buio per ore: «Esistono molte soluzioni»
Depositphotos (PheelingsMedia)
«Io non credo ai blackout»
L'economista svizzero Stéphane Garelli afferma che le città non resteranno al buio per ore: «Esistono molte soluzioni»

BERNA - Una voce dissidente contro panico, tagli e risparmi. Un economista svizzero ha dichiarato di non credere che ci saranno dei blackout quest'inverno in Svizzera e che, anzi, ci sono tutte le risorse necessarie per gestire in maniera organizzata la situazione.

«Trovo semplicemente assurdo dire che una città possa restare completamente al buio per quattro ore». A parlare è Stéphane Garelli, professore di economia all'International Institute for Management Development, intervistato questa mattina dall'emittente Rts. «Io non credo ai blackout quest'inverno in Svizzera».

Quella di Garelli è una voce che entra in forte contrasto con quanto finora affermato da aziende elettriche e istituzioni. In particolare, proprio qualche giorno fa, il presidente della Commissione federale dell'energia elettrica Werner Luginbühl aveva parlato di «possibili blackout» della durata di «diverse ore». E la paura del buio era arrivata a toccare anche le grandi catene di supermercati, come Lidl, che sta preparando uno scenario di emergenza.

Per Garelli non si dovrebbe arrivare a tanto. Spiega invece che, secondo lui, la Confederazione varerà delle misure per controllare l'illuminazione notturna di città e negozi, e potrebbe anche arrivare a proporre delle domeniche senza automobili. «Esistono tantissime soluzioni, non è necessario tagliare tutta l'elettricità».

E in merito all'aumento dei prezzi dell'energia afferma che chi ha davvero bisogno di aiuto sono le realtà domestiche fragili. «Elettricità e riscaldamento sono spese impossibili da evitare». Si aspetta quindi che il governo prenda delle misure mirate ad aiutare queste persone. Stima inoltre che sono da prevedere nuove discussioni sui salari, in particolari su quello minimo, il prossimo autunno. Lato aziende, il governo non dovrebbe prevedere alcuna misura di aiuto perché «a questo stadio non ne hanno bisogno. Si adatteranno».

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