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05.03.2021 - 23:160

I genitori chiedono test di massa settimanali nelle scuole

Un'associazione vuole introdurre i test nelle scuole di tutta la Svizzera.

C'è tuttavia chi si oppone, ritenendo che rappresenterebbero un peso psicologico per i ragazzi.

ZURIGO - Il virus cammina tra le aule scolastiche. Quanto si sta verificando in Ticino ne è un esempio. Attualmente sono 10 le classi in quarantena nel nostro Cantone. Nel corso dell'ultima settimana, solo al Liceo cantonale di Lugano 2 sono stati riscontrati otto casi di coronavirus. Per contenere il focolaio, ora si effettuerà anche un test di massa.

Quello dei test preventivi, d'altra parte, è l'argomento del giorno. Nell'attuale "fase uno" dell'allentamento pianificato, «la Svizzera si trova a un punto critico», afferma Gabriela Heimgartner, co-presidente di Scuola e Famiglia S&E Svizzera. «Vogliamo stroncare le infezioni sul nascere. Avrebbe quindi senso se le scuole facessero testare i loro studenti una o due volte alla settimana».

«Disagi per le famiglie» - In questo modo, secondo Heimgartner, le persone asintomatiche potrebbero essere rapidamente identificate e le infezioni prevenute. In tal modo sarebbero evitate le quarantene scolastiche o quanto meno verrebbero limitate.

I test di massa potrebbero andare a rendere più facile la vita per le famiglie: «I focolai nelle scuole portano sempre grandi disagi nelle famiglie, in quanto costrette a testare individualmente i loro figli il prima possibile».

Anche l'associazione ombrello degli insegnanti in Svizzera (LCH) accoglie con favore i test. «Con test rapidi coordinati, comunicati in modo chiaro e concettualizzati, la situazione nelle scuole può essere migliore», sottolinea il presidente Dagmar Rösler.

Test di massa - Più della metà dei cantoni ha presentato una sua strategia, altri lo faranno a breve, come confermato dalla Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità (CDS). Anche qui non mancano i test preventivi nelle scuole. Nel canton Zugo, sono già stati introdotti test a campione tra gli studenti. Martedì anche il Canton Basilea Campagna ha avviato i test di massa e i Grigioni ne stanno valutando la possibilità a metà marzo.

«Possiamo consigliarlo a tutti i cantoni. Da quando abbiamo adottato questa strategia, non ho più temuto che le scuole dovessero chiudere», afferma Stephan Schleiss (UDC), direttore del dipartimento dell'istruzione di Zugo. «La misura sta funzionando», sostiene Schleiss. Dall'inizio dei test, a carico della Confederazione, in tutto il Cantone sono stati individuati «pochi studenti asintomatici». I numeri esatti saranno resi noti venerdì. «I test sono ben accolti dalla maggior parte degli studenti e dai genitori», assicura.

I contrari - Tuttavia, alcuni genitori non vogliono esporre i propri figli ai test. «Dobbiamo domandarci in modo critico se i test di massa nelle scuole siano davvero efficaci. Non permettiamo ai nostri figli di correre in casa indossando il casco solo perché potrebbero cadere dalle scale», commenta Christine Hug, presidente dell'associazione "I bambini respirano facilmente", nel canton Soletta. «Dobbiamo pensare a che tipo di società vogliamo. «Attraverso tali misure incoraggiamo solo la paura nei bambini».

«La situazione è già abbastanza stressante per i bambini e gli adolescenti», prosegue Hug, che è madre di una figlia di 11 anni. «Nonostante tutto, dobbiamo consentire ai nostri figli di avere un'infanzia il più spensierata possibile». Inoltre, secondo la donna, c'è il rischio che i bambini dispensati dal test vengano discriminati. In tal senso porta l'esempio dell'obbligo della mascherina: «Sono a conoscenza di un caso in cui un insegnante ha messo fuori dalla porta uno studente che non poteva indossare una mascherina per motivi medici. Doveva seguire le lezioni fuori dall'aula».

Anche una petizione del movimento cittadino “Amici della Costituzione” si oppone ai test di massa nelle scuole. «Si ha una privazione sproporzionata della libertà quando i bambini e chi li circonda devono sottoporsi a quarantena sulla base dei test scolastici», afferma il portavoce Michael Bubendorf.

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