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SVIZZERA

Trump e Keller-Sutter: una telefonata difficile da dimenticare

Il presidente degli Stati Uniti ha trasformato l'evento in un caso politico e rendendo la consigliera federale il suo antagonista ideale
Imago
Fonte Nzz / red
Trump e Keller-Sutter: una telefonata difficile da dimenticare
Il presidente degli Stati Uniti ha trasformato l'evento in un caso politico e rendendo la consigliera federale il suo antagonista ideale

ZURIGO - È proprio vero: certe telefonate sono davvero difficili da dimenticare. È il caso di quella intercorsa, ormai sei mesi fa, tra l'allora presidente della Confederazione Karin Keller-Sutter e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Un confronto indigesto che lui continua a richiamare, trasformandolo ogni volta in uno spettacolo cucito sul suo modo di fare politica. Martedì sera, durante un’intervista a Fox Business, l’ha fatto di nuovo. Ma perché ci tornarci così spesso?

Secondo la Nzz, Keller-Sutter - presentata dal tycoon come «tough» ai propri ministri dietro le quinte di Davos - rappresenta l’antagonista ideale nel racconto trumpiano.

È la rappresentante (donna) di un paese «ultrachic», «ultraperfetto», «molto carino», che però - a suo dire - prospererebbe solo perché gli Stati Uniti «permettono loro di imbrogliarci e guadagnare molti soldi». Trump cita un presunto deficit commerciale di 42 miliardi di dollari, denuncia l’assenza di dazi e alimenta l’immagine di una Svizzera-cartolina che nasconderebbe un vantaggio ingiusto.

Eppure ad agosto aveva dichiarato di non conoscerla. L’aveva definita «gentile, ma poco disposta ad ascoltare». Un dettaglio che oggi si inserisce perfettamente nell’aneddoto che ama costruire.

Nella sua versione, la politica è un duello personale: una telefonata, un tono sbagliato, una decisione immediata. Nessun parlamento, nessun tribunale, nessuna mediazione. La sua parola coincide con l’azione. Riaggancia e il mondo cambia. È l’idea di un potere diretto, istintivo, non filtrato dalle istituzioni.

Nel racconto trumpiano, lui è l’uomo che smaschera l’inganno e salva l’America. Racconta di svizzeri tornati a trattare, quasi a supplicare, e di una concessione finale: da novembre il dazio è al 15 per cento, con negoziati in corso fino alla fine di marzo. Il Consiglio federale parla di clima «molto costruttivo», ma resta prudente: tutto può ancora cambiare da un momento all’altro.

Donald Trump ama ripetere che non chiede molto. Qualunque sia la sua decisione, serve a dimostrare la sua potenza. È questo il senso della storia sulla Svizzera: meno cronaca diplomatica e più autoritratto politico. Presidente severo ma giusto, impulsivo ma decisivo, sopra le regole e sopra il sistema. E Karin Keller-Sutter finisce per adattarsi perfettamente a questo copione.

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