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SVIZZERA
14.12.2020 - 17:430
Aggiornamento : 19:47

Ragazzi sull'orlo di una crisi di nervi per la pandemia: «Troppa pressione, non ce la fanno»

Il racconto di insegnanti e allievi, sempre più allo stremo: «Hanno paura di far del male a quelli a cui vogliono bene»

E, oltre alla salute mentale, a risentirne è anche il rendimento scolastico, mentre si tenta di capire se il 2021 inizierà (o meno) da casa

Fonte Bettina Zanni/20 Minuten
elaborata da Filippo Zanoli
Giornalista

ZURIGO - Inutile negarlo, la pandemia pesa: sugli ospedali e il personale sanitario, sull'economia e sulla salute fisica e mentale. Ma anche sul futuro, così lontano, nascosto da un presente di preoccupazione.

E a soffrire di questa situazione d'emergenza sono anche quelli che, sulla carta, sarebbero meno a rischio a causa del virus. Stiamo parlando di giovani e giovanissimi, ai quali il coronavirus ha strappato la serenità quotidiana e a risentirne è pure la loro vita scolastica.

«In questo momento preferirei le lezioni a distanza»

«Alle volte mi chiedo perché devo andare a scuola a studiare ogni giorno, quando c'è gente che muore in tutto il mondo», si domanda la 18enne bernese Mia*, «non siamo mai al sicuro, anche io sono andata a lezione con alcuni sintomi (settimana scorsa avevo l'asma) e poi mangiamo tutti assieme nella stessa stanza... In questo momento preferirei fare lezione da casa».

«Anche i miei studenti più vivaci in questi giorni sono insolitamente tranquilli e apatici», racconta l'insegnante argoviese di scuole medie M.K.* a 20 Minuten, «molti di loro sono preoccupati: c'è chi teme che i genitori perdano il lavoro o che persone del loro nucleo famigliare con malattie pregresse contraggano il virus». Oltre all'umore, a sprofondare è anche la loro attenzione in classe: «In tanti soffrono anche l'arrivo di un Natale diverso, senza visite ai parenti, senza la possibilità di uscire dalla Svizzera».

«Ho paura di perdere i miei cari e a scuola vado male»

Hanna*, 15enne di Zurigo, non ce la fa proprio a studiare: «Penso spesso alla possibilità di poter perdere persone a cui voglio bene e a scuola il mio rendimento è precipitato». E non tutti i docenti aiutano: «C'è chi ci bombarda di test nell'eventualità che a inizio 2021 non si rientri a scuola e si torni a fare lezione in remoto».

Oltre a questi timori, si aggiungono quelli legati al futuro: «Si sentono ancora più sotto pressione per trovare un apprendistato, non vogliono pesare sui genitori in questo momento di crisi». E poi c'è anche chi non riesce a perdonarsi anche il minimo sbaglio: «Un mio allievo mi ha detto che non riesce a dormire la notte perché un suo amico con cui si è visto si è ammalato, ora ha paura di costringere i genitori alla quarantena e mettere a rischio così la loro possibilità di lavorare».

«Mi mancano i miei amici»

La 13enne zurighese Fiona*, per quanto si sforzi di razionalizzare, ammette: «Mi manca incontrarmi con i miei amici, il coronavirus per me è un gran peso», spiega, «capisco che dobbiamo tutti stare a casa, ma continuo a pensare di incontrarli e uscire assieme. E, a furia di ruminare, alla fine i brutti voti sono arrivati».

Secondo K. a ragazze e ragazzi mancano le normali opportunità di decomprimere e dimenticare lo stress: «Per questo anche i docenti possono fare la loro parte, meno prove scritte ed esami, più attività di dialogo e distensive. E anche le uscite didattiche all'aperto, nella natura, sono una buona idea».

*nome noto alla redazione

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