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BERNA
17.09.2020 - 17:380

Presenza di sostanze tossiche vicino al Blausee

L'importo dei danni legati alla perdita di decine di migliaia di pesci, iniziata nel 2018, è di due milioni di franchi

BERNA - I gestori dell'allevamento ittico del Blausee, nell'Oberland bernese, oggi hanno mosso gravi accuse alle aziende coinvolte nei lavori di risanamento della galleria del Löstchberg, situata pochi chilometri più a monte. Essi ritengono che sostanze cancerogene si siano infiltrate nelle acque sotterranee a seguito di attività di smaltimento illegali.

In una conferenza stampa tenutasi oggi a Berna, Stefan Linder, uno dei tre proprietari del Blausee (lago blu), ha dichiarato che le misurazioni effettuate nella cava di ghiaia poco a monte di questo sito turistico hanno rivelato che il valore limite per gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA, alcuni cancerogeni) è stato superato di 424'000 volte. Queste sostanze si trovano in materiali costituiti da catrame o bitume. E anche la concentrazione di metalli pesanti come piombo e zinco era superiore alla soglia consentita.

Stefan Linder, co-fondatore dello Swiss Economic Forum e presidente del Consiglio d'amministrazione di Blausee SA, ha stimato che l'importo dei danni legati alla perdita di decine di migliaia di pesci, iniziata nel 2018, è di due milioni di franchi. Ma ha sottolineato che prima di presentare una richiesta di risarcimento bisogna identificare l'autore dell'inquinamento.

Attività illegali - I proprietari della pescicoltura hanno inoltrato denuncia contro ignoti alla procura dell'Oberland bernese. Ieri la Blausee SA aveva detto di sospettare fortemente che le acque sotterranee che alimentano il laghetto e uno dei bacini di allevamento ittici fossero state inquinate da attività illegali legate alla ristrutturazione del tunnel, iniziati nell'agosto del 2018 e commissionati dalla compagnia ferroviaria BLS. Più precisamente, materiale di scavo della galleria, a volte contaminato, sarebbe stato immagazzinato in una cava di ghiaia vicino al laghetto, in violazione alle prescrizioni di legge.

La vecchia massicciata e le traversine ferroviarie vengono scaricate alla cava di Mitholz, situata diverse centinaia di metri a monte, dove sono poi separate e in seguito trasportate da un'altra parte. Vi sono però anche state scaricate circa 1000 tonnellate di materiale fine fino alla scorsa metà di giugno, quando il Cantone di Berna è intervenuto dopo i sospetti segnalati dai gestori del Blausee. Il programma dei lavori avrebbe invece previsto che tutto il materiale venisse portato a Wimmis, in un impianto specializzato.

Ieri sera alla trasmissione "Rundschau" della TV SRF, il capo dell'Ufficio bernese per l'acqua e i rifiuti (AWA), Jacques Ganguin, ha affermato che lo scarico è avvenuto illegalmente.

Carenze delle autorità - I gestori del laghetto oggi hanno denunciato anche le carenze delle autorità cantonali, che non sono intervenute adeguatamente presso le imprese responsabili dei lavori, e comunque dopo parecchi indugi. Da quando è stato vietato lo scarico di materiale di scavo, la mortalità dei pesci è diminuita drasticamente, sottolineano.

Linder ha precisato che solo nel bacino di allevamento alimentato da acque sotterranee i pesci morivano, ma non negli altri, che erano alimentati da sorgenti proprie. Il collegamento temporale, locale e fattuale con il rinnovo della galleria è quindi "evidente".

La società ferroviaria bernese BLS ha detto che i campioni prelevati dalla galleria nel 2013 e nel 2020 hanno rivelato solo piccole quantità di materiale fortemente contaminato. E finora è stato portato fuori dal tunnel solo materiale non inquinato o solo leggermente contaminato.

Secondo Jacques Ganguin i risultati delle misurazioni effettuate dalla direzione di Blausee potrebbero non essere rappresentativi poiché effettuate in una pozzanghera della cava di ghiaia.

Responsabilità - Christoph Neuhaus, direttore bernese del settore costruzioni e trasporti, ha dichiarato ieri sera a "Rundschau" che la BLS appartiene al Cantone di Berna, ma non alla BLS Netz SA, responsabile dell'infrastruttura della BLS, che è al 50,05% della Confederazione.

A una domanda dell'agenzia Keystone-ATS, l'Ufficio federale dei trasporti (UFT) oggi ha dichiarato di non aver approvato il concetto di smaltimento dei rifiuti delle imprese incaricate del risanamento della galleria. Ha invece dichiarato - dopo aver consultato gli uffici specializzati del Cantone e della Confederazione - che era stata soddisfatta una condizione dell'ordinanza di approvazione del piano di risanamento.

Per tali decisioni, l'UFT si è quindi affidato alle autorità competenti. È al committente BLS che spetta verificare se i requisiti del concetto di gestione dei rifiuti sono soddisfatti.

Un procedimento penale aperto dalla procura dell'Oberland bernese dovrebbe ora fare chiarezza. Il sospetto è di violazioni della legge sulla protezione delle acque e dell'ambiente nonché di quella cantonale sui rifiuti.

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