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17.03.2020 - 17:290
Aggiornamento : 18:39

«Se non diminuiscono i ricoveri, anche i decessi potrebbero salire»

L'Ufficio federale della sanità pubblica invita la popolazione svizzera alla responsabilità.

Il bilancio giornaliero parla di 2'650 contagi e 25 decessi. Otto sono in Ticino.

BERNA - «La popolazione deve assolutamente seguire le indicazioni delle autorità. Non possiamo fermare il virus, ma proteggere le persone a rischio». Lo ha ribadito Daniel Koch, capo della divisione Malattie trasmissibili dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) in una conferenza stampa oggi a Berna. «Se non si rispettassero i provvedimenti emanati dal Consiglio federale, i nostri ospedali potrebbero essere sommersi da pazienti. Siamo solo all'inizio della propagazione», ha aggiunto.

«Al momento la situazione nei reparti di cure intensive è ancora sotto controllo, ma se non diminuiscono i ricoveri in ospedale, anche il numero di decessi potrebbe salire», ha avvertito il capo della divisione Malattie trasmissibili.

25 morti in Svizzera - Stando al bilancio giornaliero diffuso dall'UFSP, i casi di infezione da coronavirus in Svizzera e nel Liechtenstein sono saliti a 2650, dei quali 2269 confermati. I decessi, stando a un conteggio dell'agenzia Keystone-ATS, sono saliti a 25. L'UFSP indica sul suo sito che vi sono 19 casi mortali, ma precisa che tali cifre si basano su dichiarazioni ricevute fino a stamattina e possono quindi divergere da quelle comunicate dai cantoni. «Non vogliamo nascondere qualcosa, ma l'aumento è così grande negli ultimi giorni che non riusciamo più a essere così precisi», ha aggiunto Koch. Stasera, lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC) ha comunicato che in Ticino il numero di casi è salito a 422 e il numero di morti a 10. Oggi si è verificato il primo decesso legato al coronavirus nei Grigioni. Una 78enne è morta la scorsa notte in Val Poschiavo. Secondo Coira, i casi positivi registrati nel cantone sono invece 64.

2'250 test in 24 ore - Koch ha anche dichiarato che soltanto tra una settimana potremmo valutare l'efficacia delle misure prese venerdì e soprattutto ieri dal Consiglio federale per proteggere la popolazione. Alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se gli ospedali procedono ancora a test su vasta scala, Koch ha risposto che «tra ieri ed oggi abbiamo testato ancora 2'250 persone, posso assicurarle. Ma procediamo a test soltanto su persone che hanno sintomi, perché farli su chi non ne ha non serve a nulla», ha aggiunto.

Non ci sono bambini malati - Koch ha tenuto anche a rassicurare molti genitori che i bambini - a casa da scuola - possono continuare a svolgere una vita normale e, per fortuna, negli ospedali non ci sono praticamente bambini malati. «Quello che si deve evitare è il contatto intergenerazionale tra bambini e persone anziane o malati cronici», ha ribadito Koch. Per quanto riguarda i giovani, «non ci facciamo illusioni, anch'essi si incontrano nei parchi o nelle città - ha detto Koch -. Anche in questo caso le misure d'igiene e la distanza sociale è importante per evitare la propagazione del virus».

In 2'300 fermati in dogana - Intanto, grazie ai controlli reintrodotti ai valichi con i Paesi confinanti allo scopo di arginare l'epidemia, il flusso transfrontaliero di persone è diminuito notevolmente. Dal 17 febbraio al 17 marzo, in Ticino è stata registrata una flessione del 73% e del 37% a livello svizzero, ha affermato oggi ai media il capo dell'Amministrazione federale delle dogane, Christian Bock. Secondo Bock, a circa 2'300 mila persone è stata rifiutata l'entrata in Svizzera. Il Consiglio federale prevede eccezioni unicamente per cittadini svizzeri, domiciliati, lavoratori stranieri (frontalieri, per esempio) e persone che possono far valere motivi gravi. Le persone col partner dall'altra parte delle frontiera - di nazionalità diversa - non possono varcare il confine, ha indicato Bock rispondendo a una domanda specifica.

Bock ha anche precisato che il traffico merci e di transito prosegue normalmente. Le dichiarazioni doganali sono diminuite, ma al momento la situazione non è preoccupante. Le autorità faranno anche in modo di ridurre i problemi ai valichi - molti dei quali chiusi, specie quelli minori - per evitare il formarsi di colonne. Ad ogni modo, ha aggiunto Bock, «consigliamo alle persone di non mettersi in viaggio o di adeguarsi alla situazione».

Arriva l'esercito - Alla conferenza odierna era presente anche un rappresentante dell'esercito nella persona del capo di stato maggiore del Comando Operazioni Raynald Droz, il quale ha confermato che la mobilitazione delle prime truppe a sostegno delle autorità civili è iniziata. «L'esercito è pronto», ha dichiarato Raynald Droz, ricordando la decisione di ieri del Consiglio federale di mettere a disposizione 8000 militi per un periodo fino al 30 giugno. «Stamattina, per la prima volta da tanto tempo, abbiamo decretato la mobilitazione per formazioni specifiche». Si tratta di battaglioni d'ospedale e compagnie sanitarie. Sono stati mobilitati tramite Alertswiss, un applicazione destinata alle formazioni in prontezza elevata. Oggi hanno ricevuto la chiamata 800/900 soldati. Altri 1000/1200 militi entreranno in servizio giovedì. L'obiettivo, ha spiegato Droz, è avere il più rapidamente possibile truppe pronte e istruite secondo i bisogni e le priorità.

Il primo cantone ad aver ottenuto sostegno la settimana scorsa è stato il Ticino. Sul posto ci sono una cinquantina di soldati e alcuni veicoli. L'impiego, ha affermato Droz, è destinato ad aumentare rapidamente in tutto il Paese, «ci siamo coordinando con gli organi competenti». In totale sono otto i cantoni che hanno chiesto l'intervento dell'esercito. Oltre al Ticino, anche Basilea Campagna, Grigioni, Neuchâtel, Turgovia, Vallese, Vaud e Berna.

Gli svizzeri all'estero devono rientrare - Gli svizzeri che si trovano all'estero in questo momento di crisi dovrebbero cercare di tornare a casa al più presto per evitare di rimanere bloccati, ha dichiarato dal canto suo Hans-Peter Lenz, capo del Centro di gestione delle crisi del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Il rischio di rimanere bloccati è reale, ha spiegato Lenz, facendo riferimento a quanto sta succedendo a migliaia di turisti in Marocco, tra cui diverse centinaia di svizzeri. Grazie a sforzi diplomatici è stato possibile organizzare cinque voli commerciali per queste persone, ha aggiunto l'alto funzionario del DFAE. In ogni caso, «seguiamo la situazione da vicino e consigliamo a tutti i cittadini svizzeri all'estero di organizzarsi da soli per un eventuale rientro».

Il DFAE può solo fornire un aiuto sussidiario. Tuttavia non sono escluse misure più incisive se la situazione dovesse richiederlo. Ad ogni modo, per evitare problemi, al momento è meglio non recarsi all'estero oppure informarsi presso lo stesso DFAE ("consigli di viaggio").

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