Keystone
SVIZZERA
20.02.2019 - 04:000

Richiedenti l'asilo: nella loro credibilità va considerato il trauma

L'Osservatorio dubita dell'affidabilità del concetto di credibilità, perché per tali candidati le esigenze di una narrazione cronologica e documentata sono quasi insormontabili

BERNA - Il criterio della credibilità delle affermazioni nella procedura d'asilo discrimina gruppi vulnerabili come le persone traumatizzate e i minorenni, ammonisce in un rapporto pubblicato oggi l'Osservatorio svizzero sul diritto d'asilo e degli stranieri (SBAA). Quest'ultimo chiede pertanto che i traumatismi siano riconosciuti per principio e non solo come un'eccezione nelle procedure di asilo.

Con l'asilo, la Svizzera dovrebbe proteggere le persone minacciate di persecuzione, lavoro forzato, tortura o trattamenti disumani nei loro paesi d'origine. Tuttavia, i richiedenti devono essere in grado di dimostrare di aver rivendicato legittimamente il diritto alla protezione. A questo proposito, lo SBAA nutre seri dubbi sul "principio di credibilità" applicato dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) negli interrogatori dei candidati all'asilo.

Le persone in cerca di asilo sono tenute a comunicare le ragioni per giustificare la protezione della Svizzera in modo preciso, dettagliato e senza contraddizioni. Questi requisiti sono spesso troppo severi e la valutazione fa i conti con la soggettività dei funzionari della SEM, deplora l'Osservatorio.

Soprattutto quando si interrogano persone traumatizzate, lo SBAA dubita dell'affidabilità del concetto di credibilità, perché per tali candidati le esigenze di una narrazione cronologica e documentata sono quasi insormontabili. È imperativo apportare miglioramenti affinché la procedura di asilo diventi equa e rispettosa dei diritti dell'uomo per gruppi particolarmente vulnerabili, sottolinea lo SBAA.

Sebbene la SEM riconosca nel manuale su asilo e rimpatrio che i traumi possono influenzare la narrazione dei richiedenti, nella pratica si tiene troppo poco conto di questo fatto. Sulla base di studi scientifici, secondo i quali circa la metà dei rifugiati e dei richiedenti asilo soffre di malattie mentali, è necessario chiedersi se considerare, come fa la SEM, i richiedenti asilo traumatizzati come "casi speciali" renda giustizia alla situazione effettiva.

Per lo SBAA non c'è dubbio: il traumatismo non va riconosciuto solo come un'eccezione, ma come un dato di fatto generale. L'osservatorio raccomanda inoltre di seguire il principio "in caso di dubbio per il richiedente", teoricamente ancorato anche alla SEM. In realtà casi documentati mostrano che il principio è stato violato, con conseguenze devastanti per i richiedenti.

Più in generale, l'Osservatorio auspica una maggiore consapevolezza e integrazione delle conoscenze psicologiche nel diritto. Ripone inoltre speranze nel sostegno legale, attribuito a tutti i richiedenti dalla nuova procedura accelerata di asilo in vigore partire dal prossimo primo marzo. È auspicabile che in futuro sia il rappresentante legale che i funzionari della SEM addetti agli interrogatori acquisiscano sempre più competenze in merito al riconoscimento di traumi al fine di indirizzare i richiedenti verso l'adeguato personale medico.

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