«Mio nonno mi diceva che il vero derby era Ambrì contro Piotta»

Mattia Speroni e l'amore per il suo Ambrì: «Pioggia e neve non ci hanno mai fermati».
«Filippo Lombardi ci ha tenuto in piedi. Cereda? È un allenatore nostrano, sa cos'è lo spirito dell'Ambrì e sa quanto i tifosi soffrono in curva e in tribuna».
Mattia Speroni e l'amore per il suo Ambrì: «Pioggia e neve non ci hanno mai fermati».
«Filippo Lombardi ci ha tenuto in piedi. Cereda? È un allenatore nostrano, sa cos'è lo spirito dell'Ambrì e sa quanto i tifosi soffrono in curva e in tribuna».
BELLINZONA - Giocatori, allenatore e dirigenti contano tantissimo, ma la vera ricchezza di un club sono i fans. Come Mattia Speroni, tifosissimo biancoblù del bellinzonese che nella vita fa il docente.
«Mi sono avvicinato a questo fantastico club grazie a mio nonno, il quale mi ha sempre raccontato che il vero derby era Piotta contro Ambrì. Poi è toccato a mio papà portarmi alla pista e ora sono io che accompagno i miei figli. Sapete come si chiamano? Jean-Guy Dragon (come Trudel), Erik Leon Thomas (come Westrum) e Amélie-Lou Phénix, nome nel quale spiccano le iniziali di Ambrì e Piotta. In estate l'astinenza da hockey si sente molto, l'anno scorso ero in vacanza in Danimarca con la maglia di Nättinen quando una persona mi ha fermato per dirmi che conosceva sia l'Ambrì che il giocatore».
Qual è la cosa più pazza che hai fatto o saresti disposto a fare per l'Ambrì?
«Continuare a seguirlo è la prima cosa. Ne abbiamo passate tante soprattutto se penso agli anni complicati trascorsi alla Valascia, che reputo una pista strepitosa. Vi assicuro che mi manca tantissimo, nonostante quella nuova sia davvero un gioiellino. Altro? Nel 2019, quando eravamo impegnati in Champions League, ho fatto 16 ore di bus per recarmi a Monaco e restarci giusto il tempo della partita. Un'altra volta ho preso un aereo per Ginevra solo per assistere a Servette-Ambrì. La mia passione biancoblù la condivido con una carissima amica, con la quale negli anni ho affrontato una miriade di trasferte. Pioggia e neve non ci hanno mai fermati. Approfitto per ringraziare mia moglie Marlyse, che sopporta tutte le mie assenze biancoblù».
C'è un giocatore che ruberesti - o se del passato avresti rubato - ai cugini?
«Del passato direi Michael Nylander, uno scalino sopra tutti, e Randy Robitaille. Oggi, invece, Calvin Thürkauf, mi piacerebbe vederlo riempire di gol il Lugano... È in gamba ed è un giocatore di una classe incredibile».
Come valuti il momento attuale?
«Trovo che quest'anno si giochi un bell'hockey, più accattivante rispetto a prima. Non si butta più il disco nell'angolo sperando che nasca qualcosa di buono. Inoltre, trovo che abbiamo dei giovani difensori davvero interessanti che spingono e che partecipano in maniera importante anche al gioco offensivo, come Terraneo e Pezzullo. E poi c'è Virtanen che sta facendo qualcosa di incredibile».
Cosa pensi della società?
«Se non ci fosse stato Lombardi, la Gottardo Arena oggi non esisterebbe. Può non piacere a tutti per alcune sue esternazioni, ma il tifoso dell'HCAP deve mettersi in testa che senza di lui l'Ambrì sarebbe scomparso. Filippo ci ha tenuto in piedi. Si pensava di far sorgere il nuovo impianto a Castione ma sarebbe stato un buco nell'acqua, l'HCAP doveva rimanere in Leventina. E anche da questo punto di vista il nostro presidente è riuscito a trovare una soluzione...».
Cosa pensi dell’allenatore?
«Luca è un super coach. Ha fatto i suoi errori, ma chi non li fa? È giovane e anche lui ha avuto bisogno di farsi le ossa. È un allenatore nostrano, sa cos'è lo spirito dell'Ambrì e sa quanto i tifosi soffrono in curva e in tribuna. Una volta ho avuto bisogno di un favore da parte sua e me l'ha fatto senza esitazione: questo gesto mi è rimasto nel cuore».
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