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PAROLA AL TIFOSO

«"Chi non salta è un contadino"? Non salto, perché è il mio lavoro»

Roby Ponzio sul suo Lugano: «La nostra è una piazza davvero complicata nella quale lavorare. Ma l'inizio di campionato lo reputo buono»
«"Chi non salta è un contadino"? Non salto, perché è il mio lavoro»
TiPress
«"Chi non salta è un contadino"? Non salto, perché è il mio lavoro»
Roby Ponzio sul suo Lugano: «La nostra è una piazza davvero complicata nella quale lavorare. Ma l'inizio di campionato lo reputo buono»
«A me piacerebbe che il club lasciasse il tempo necessario a Gianinazzi per lavorare. Poi se abbia i mezzi giusti per emergere lo vedremo».
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SANT'ANTONINO - Giocatori, allenatore e dirigenti contano tantissimo, ma la vera ricchezza di un club sono i fans. Come Roby Ponzio, tifosissimo bianconero del bellinzonese che nella vita dirige la Fattoria Ponzio di Sant'Antonino. «Ho appena t...

SANT'ANTONINO - Giocatori, allenatore e dirigenti contano tantissimo, ma la vera ricchezza di un club sono i fans. Come Roby Ponzio, tifosissimo bianconero del bellinzonese che nella vita dirige la Fattoria Ponzio di Sant'Antonino. 

«Ho appena tagliato il pelo a una mucca - ci dice al telefono - Sono contadino e non salto mai quando la Curva Nord intona il coro "Chi non salta è un contadino". Non solo ad Ambrì, anche a Lugano abbiamo tifosi sfegatati che fanno i contadini o gli agricoltori. Per 20 anni sono stato un assiduo frequentatore della Curva, oggi invece mi godo le partite dalla Tribuna Ovest nella Family Corner dove abbiamo creato con il nostro gruppo di "malati" la UFC Ultras Family Corner».
 
Qual è la cosa più pazza che hai fatto o saresti disposto a fare per il Lugano?
«Ho fatto una miriade di trasferte. L'ultima di un certo rilievo è quella di Bystrica, in Slovacchia, nel 2018. Stavamo seguendo il navigatore sul telefono di un amico che era in macchina con noi. Il problema è che poi si è addormentato e siamo finiti ben lontani dalla meta. Diciamo che io e i miei compagni di avventura siamo sempre stati dei tifosi abbastanza scalmanati».

C'è un giocatore che ruberesti - o se del passato avresti rubato - ai cugini?
«Momentaneamente sicuramente Spacek. Del passato direi Petrov, un giocatore fortissimo che probabilmente non vedremo più sulle nostre piste».

Come valuti il momento attuale?
«Mi piace la squadra, anche se forse manca uno scorer in più. È comunque giusto lasciare loro del tempo per crescere e lavorare. Ci sono tanti nuovi giocatori - tra cui diversi giovani - ai quali vanno concesse alcune partite per calarsi nelle nuova realtà. La classifica è cortissima, ma in generale l'inizio di campionato lo reputo buono».

Cosa pensi della società?
«Lavoriamo con i giovani, negli anni passati non era più così. Era doveroso tornare a puntare su di loro. Vedete Bürgler che non è rimasto a Lugano perché voleva un contratto a lungo termine. Sulla società non posso che essere contento, reputo che spesso anche noi tifosi critichiamo un po' troppo gratuitamente. La concorrenza è agguerrita, non è come un tempo dove erano sempre le stesse due o tre squadre a lottare per il titolo». 

Cosa pensi dell’allenatore?
«Sarà il tempo a dirlo... Lugano è una piazza davvero complicata nella quale operare. C’è la pressione del pubblico, della stampa e in generale di tutto l’ambiente. A me piacerebbe che il club lasciasse il tempo necessario a Gianinazzi per lavorare. Poi se abbia i mezzi giusti per emergere lo vedremo».

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