«Ogni medico mi ha detto la stessa cosa: zero per cento di possibilità»

Operato al collo pochi giorni prima del Mondiale casalingo, il difensore dei Devils Jonas Siegenthaler racconta il momento più duro.
Operato al collo pochi giorni prima del Mondiale casalingo, il difensore dei Devils Jonas Siegenthaler racconta il momento più duro.
ZURIGO - Nonostante un Mondiale fin qui semplicemente perfetto - sei vittorie in sei partite - la Svizzera ha dovuto fare a meno di pedine importantissime. Jonas Siegenthaler, Kevin Fiala, Michael Fora e Andrea Glauser stanno infatti vivendo il torneo casalingo lontano dal ghiaccio, fermati dagli infortuni. E tra tutte, la rinuncia del difensore dei New Jersey Devils è forse quella che ha fatto più rumore.
«È stato un vero pugno allo stomaco», racconta lo zurighese durante un incontro con i media. Dopo la stagione NHL, Siegenthaler si era sottoposto a una risonanza magnetica che aveva evidenziato un problema al collo. A quel punto non c’erano più alternative: serviva un’operazione immediata.
Il 29enne era già aggregato alla Nazionale quando è arrivata la notizia. Poco prima dell’inizio del Mondiale ha così dovuto lasciare il ritiro e volare in Nord America per sottoporsi all’intervento. «L’operazione è andata bene ed era necessaria. Si tratta di una lesione dovuta all’usura accumulata nel tempo», spiega, senza voler entrare ulteriormente nei dettagli.
La conseguenza, però, è stata durissima da accettare: niente Mondiale davanti al pubblico di casa. «Quando abbiamo deciso per l'intervento, ho capito subito che il torneo era finito per me. Ero appena tornato a casa quando mi hanno chiamato per dirmi che non avrei potuto giocare. Mi ci sono voluti alcuni giorni per metabolizzarlo».
Il difensore rossocrociato ha provato fino all’ultimo a tenere aperta una speranza. «Ho fatto di tutto per esserci. Ma ogni medico mi ha detto la stessa cosa: zero per cento di possibilità».
Ora Siegenthaler vive il Mondiale da vicino, ma in un ruolo completamente diverso. Proprio come Fiala e Glauser, anche lui è restato accanto alla squadra per dare supporto al gruppo. «Sono un po’ l’uomo per tutto. Non ho un ruolo preciso, cerco semplicemente di aiutare i ragazzi e lo staff».
E nonostante la frustrazione di non poter scendere sul ghiaccio, l’atmosfera del torneo continua a emozionarlo. «Vivere questo Mondiale a Zurigo è qualcosa di incredibile, anche se avrei preferito farlo da giocatore. Ho già vissuto momenti da pelle d’oca. Un’esperienza così è unica».
Secondo Siegenthaler, il calore del pubblico potrebbe persino diventare l’arma in più della Svizzera nella corsa al titolo mondiale. «Penso alla finale giocata in Repubblica Ceca due anni fa: entrambe le squadre erano stanchissime, ma i cechi hanno trovato energie extra grazie ai loro tifosi».
Ed è proprio questo il grande vantaggio di giocare in casa. «Quando alzi lo sguardo e vedi tutto rosso sugli spalti, lo senti davvero sul ghiaccio. Il pubblico può fare la differenza».






