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Tassotti sul Milan: «La società si sente poco...»

I tifosi rossoneri hanno contestato la società nel giorno dei festeggiamenti per i 125 anni
Tassotti sul Milan: «La società si sente poco...»
keystone-sda.ch / STF (Antonio Calanni)
Tassotti sul Milan: «La società si sente poco...»
I tifosi rossoneri hanno contestato la società nel giorno dei festeggiamenti per i 125 anni
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MILANO - È un Milan in piena crisi d'identità. E ieri, nel giorno in cui il club ha festeggiato i 125 anni di vita ma purtroppo per il club anche del deludente 0-0 interno contro il Genoa, i tifosi hanno pesantemente contestato l'attuale società c...

MILANO - È un Milan in piena crisi d'identità. E ieri, nel giorno in cui il club ha festeggiato i 125 anni di vita ma purtroppo per il club anche del deludente 0-0 interno contro il Genoa, i tifosi hanno pesantemente contestato l'attuale società con striscioni (“Rendiamo onore ai nostri campioni, simbolo di un Milan che non esiste più!) e cori.

Mauro Tassotti - ex giocatore da tre Champions in bacheca, oltre che ex vice-allenatore dei rossoneri - ha espresso il suo pensiero sul Diavolo, tristemente all'ottavo posto in campionato a -14 dalla vetta. «Bisogna un po' abituarsi a queste nuove realtà, le proprietà di un tempo non ci sono più - ha dichiarato a 'Radio Anch'io Sport' su Radio1 Rai - Chi come me ha 60 anni, fa un po' di fatica ad accettarlo. Fino all'anno scorso il Milan giocava un gran bel calcio. I quattro anni con Pioli sono stati positivi: quando il Milan giocava bene, era un piacere vederlo. Per ora quel Milan non si vede».

Contrariamente a quanto accade solitamente, nel mirino della critica è finita la società e non l'allenatore. «Credo sia giusto che Fonseca non faccia sconti, è dovere dell'allenatore però recuperare certi giocatori, anche se attraverso esclusioni che fanno rumore (il riferimento è alla panchina di Theo Hernandez, ndr). Non c'è solo un colpevole, se le cose vanno così. Quello di Fonseca è stato un inizio travagliato, ci sono state situazioni strane, in cui si è assunto responsabilità forti. Abbiamo sentito poco la voce della società».

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