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BRUXELLES
12.02.2020 - 07:000
Aggiornamento : 13:35

Gay e sport, com'è dura fare coming out

Calcio, tennis, basket, rugby... in un mondo a volte bigotto e poco moderno, sono pochi i campioni che hanno trovato il coraggio di dichiararsi

BRUXELLES (Belgio) - «Tutti dovrebbero sentirsi liberi di fare coming out. Molti vorrebbero farlo ma evitano, per paura delle reazioni negative». Così Albin Ekdal, centrocampista svedese della Sampdoria, ha provato a scuotere le coscienze del mondo del calcio - e non solo - sul tema “Sport e omofobia” trattato la scorsa settimana al Parlamento europeo.

Nel mondo dello sport gli atleti che hanno dichiarato la loro omosessualità sono infatti mosche bianche. Tra i coming out più celebri degli ultimi anni c’è stato quello di Ian Thorpe, uno dei più grandi nuotatori di tutti i tempi, che nel 2014 scelse la tv australiana per uscire allo scoperto e, contemporaneamente, esortare gli altri a fare lo stesso. Altro mito delle piscine è stato il tuffatore statunitense Greg Louganis - 4 ori olimpici e 5 titoli mondiali - che nel 1994 decise di raccontare il suo segreto.


Ian Thorpe

Il tennis, ma solo quello femminile, racconta di quattro donne, in epoche diverse, capaci di dichiarare la propria omosessualità. Fece scandalo, ai suoi tempi, Billie Jean King. La 76enne statunitense ha raccontato di aver perso milioni di dollari (in contratti pubblicitari andati in fumo) all'inizio degli anni '80, quando rese note le sue preferenze sessuali. Come lei si mossero pure Martina Navratilova e, in tempi più recenti, Conchita Martinez e Amelie Mauresmo.


Amelie Mauresmo

Il mondo del calcio è uno dei più “chiusi”. Tra chiacchiere da gossip e smentite di facciata, non si ricordano infatti calciatori di grido che abbiano “strillato” la loro omosessualità.

Addirittura tragica è la storia di Justin Fashanu, il primo a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità e, per questo, di fatto rinnegato dal mondo del calcio: l'inglese si tolse la vita nel 1998 dopo che un teenager lo aveva accusato di stupro. Ringraziamenti pubblici toccarono invece al tedesco Thomas Hitzlsperger (ex nazionale, Bayern Monaco e Lazio tra gli altri), che fu elogiato dal governo del suo paese.

Anche se lentamente i tempi sembrano però star cambiando. La calciatrice americana Abby Wambach ha, per esempio, una Barbie con le sue fattezze. Tom Daley, tuffatore britannico famoso per il suo coming out con un video su Youtube, è uno dei volti di Adidas. «Sono gay e orgoglioso» disse il saltatore con l’asta canadese Shawn Barber, campione del mondo a Pechino 2015. Prima di lui Gareth Thomas, rugbista gallese e capitano della sua nazionale, che si dichiarò nel 2009.


Tom Daley

Esistono poi casi celebri anche nella NBA: Jason Collins, cestista statunitense, fece coming out nel 2013 e da allora è schierato nella lotta contro l’omofobia. Prima di lui si era esposto l’inglese John Amaechi, diventando il primo giocatore tra i “Pro” a raccontare la sua omosessualità. Più frequenti e recenti i casi nella WNBA: Brittney Griner ed Elena Delle Donne sono le ultime di una lunga serie. A Rio 2016 fecero inoltre notizia Helen e Kate Richardson-Walsh le quali, da compagne di squadra, divennero la prima coppia gay sposata a partecipare a un’Olimpiade.


Elena Delle Donne

Nel febbraio 2014, Michael Sam fu infine il primo giocatore di football americano in attività a raccontarsi pubblicamente. Dovette tuttavia combattere contro l’ostracismo della società, soprattutto cristiana, della sua comunità.

Calcio e omofobia: dal Brasile arriva la svolta

C’è chi dice no. In Brasile due giocatori, Victor Cantillo e Gabriel Barbosa (meglio conosciuto come Gabigol), si sono ribellati a una strana discriminazione. Nel paese sudamericano esiste una sorta di smorfia derivata dal “Jogo do Bicho” (“Il gioco degli animali”), lotteria illegale ma assai conosciuta. Il numero 24 rappresenta il cervo, che in portoghese si dice “veado”, facilmente associato a “viado”. Per questo motivo tutte le squadre di calcio per anni, decenni, hanno evitato di assegnare tale numero. Una sorta di regola non scritta. Appena arrivato al Corinthians, Cantillo, inconsapevole e nonostante la richiesta di cambio effettuata da un suo dirigente, scelse tuttavia proprio quel numero. Tale decisione cancellò con evidente tranquillità l'infondato tabù omofobo. Da quel gesto è poi nata la campagna #PedeA24 a cui Gabigol ha aderito all’istante anche per onorare al meglio la memoria di Kobe Bryant.

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Keystone (foto d'archivio)
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