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Il giovane filmmaker/visual artist ticinese Enea Zucchetti, 23 anni.
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13.08.2019 - 06:010
Aggiornamento : 14:43

Tra i “talenti del futuro” scovati dal Festival c’è anche un ticinese

È di Enea Zucchetti l’unico cortometraggio selezionato "in casa" per la categoria “Pardi di domani”. Lui ha 23 anni e le idee in chiaro

LOCARNO - Da Massagno a Locarno la distanza è breve, ma la soddisfazione è grande. Lo sa bene Enea Zucchetti, 23enne del comune luganese che oggi 13 agosto presenterà il suo cortometraggio “L’azzurro del cielo”. Che la 72esima edizione del Locarno Film Festival avrebbe puntato sui giovani già si sapeva, era stata la stessa direttrice artistica Lili Hinstin, quest’anno al suo debutto, a spiegarlo. Ma c’è proprio una sezione che guarda interamente al futuro, alla ricerca di nuovi talenti: i “Pardi di domani”. E all’interno di questa «fucina dei talenti del futuro» (così viene definita ufficialmente) quest’anno il Ticino ha l’onore di avere un rappresentante.

Chi è l’autore di “L’azzurro del cielo”?
«Sono Enea Zucchetti, nato e cresciuto a Massagno. Dopo una formazione commerciale mi sono spostato a Milano per studiare filmmaking e audiovisivo. E ora ho iniziato a realizzare i miei lavori, che spaziano dalla fotografia, ai video, fino al cinema».

Quando è nata questa passione per l’audiovisivo?
«Quando da bambino guardavo i dvd, ero più interessato ai contenuti speciali. Volevo vedere i “dietro le quinte”, come venivano realizzati, cosa c’era dietro. Mio padre ha sempre portato me e mio fratello in videoteca. Noleggiava film di paesi minori, ho scoperto con lui il cinema d’autore. Con quelle pellicole, che allora neppure capivo, ho scoperto che il cinema non era solo intrattenimento, ma c’era una sponda diversa, più riflessiva».

E ora chi sei?
«Se da piccolo volevo fare il regista, adesso ho capito che mi piace lavorare con l’immagine utilizzando un approccio artistico. Che si tratti di film, fotografia o immagini in movimento. Non mi piace pensare a una disciplina chiusa. Desidero mischiare i linguaggi e sperimentare».

Artisticamente, quindi, come ti definisci?
«Un filmmaker/visual artist. Non mi definisco un regista, sono più un amante dell’immagine. Il mio desiderio è sperimentare, realizzare dei lavori tra finzione e realtà, cinema e documentario. Che entrino in sala o in un museo. Nella nostra società le immagini sono la nuova lingua universale, tra social, pubblicità, cartellonista. Io voglio ridare valore alle immagini».

Com’è nato “L’azzurro del cielo”?
«Dalla mia passione per la pittura metafisica. Ho sempre cercato nella realtà spazi che riprendessero quel tipo di immagine e architettura. Quando ho scoperto il cimitero di Modena ho deciso di dedicargli un cortometraggio. Ho studiato gli intenti dell’architetto, che ha realizzato una “città destinata ai morti”. Ho trovato la mia direzione, la narrazione. E l’ho realizzato».

Perché candidarlo al Locarno Film Festival?
«Perché è uno dei festival più importanti a livello internazionale, anche per la parte sperimentale. È stato quasi automatico candidarlo, perché è “casa”. Abitando in Ticino, essere stato ammesso ha un sapore diverso. È un sogno».

Quando ti è stato comunicato che il tuo film era tra i selezionati, come ti sei sentito?
«Inizialmente ero incredulo. È il mio primo vero cortometraggio. E la soddisfazione è ancora più grande perché ho fatto tutto da solo, ogni fase di realizzazione. Non l’ho mandato altrove, volevo che fosse Locarno. L’ho inviato un po’ ingenuamente e alla fine lo hanno scelto. È una soddisfazione enorme».

I “Pardi di domani” vengono definiti “una fucina dei talenti del futuro”. Tu ti senti così?
«Mi fa sicuramente piacere. Se sono un talento non lo so, spetta agli altri dirlo. Ma ho una grande passione e sono alla ricerca costante di saperi incrociati. Voglio mischiare la fotografia con il video. Mi immergo in queste dinamiche».

Dove ti vedi tra uno, cinque e dieci anni?
«Tra un anno al lavoro per un altro progetto, o magari già con uno concluso in mano. Tra cinque anni con lavori artistici più strutturati. E tra dieci anni spero che quello che amo fare sarà diventato il mio lavoro. In ogni caso nel mio futuro spero di essere qui a Locarno, al Festival, e di sentirmi sempre a casa».

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