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ROBERTO CANTONE

Iniziativa antidumping: no a inutili carichi burocratici che penalizzano il Ticino

Roberto Cantone, imprenditore nel settore elettrico a Locarno e membro di comitato dell’associazione del settore elettrico EIT.ticino
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Iniziativa antidumping: no a inutili carichi burocratici che penalizzano il Ticino
Roberto Cantone, imprenditore nel settore elettrico a Locarno e membro di comitato dell’associazione del settore elettrico EIT.ticino

Come imprenditore attivo nell’impiantistica elettrica, conosco bene cosa significa gestire cantieri, coordinare squadre, rispettare normative severe e consegnare lavori puntuali e sicuri. Ogni giorno affrontiamo margini ridotti, difficoltà nel reperire personale qualificato e una burocrazia già molto pesante.

Per questo l’iniziativa “Rispetto per i diritti di chi lavora!” rappresenta per noi un problema serio, non una soluzione. L’obbligo di notificare ogni contratto, ogni modifica e ogni cessazione significherebbe un carico amministrativo enorme.

Passeremmo più tempo a compilare moduli che a installare impianti, con ritardi e costi che inevitabilmente finirebbero per pesare sui clienti e sulla competitività delle aziende, e quindi anche sugli impieghi. Inoltre, il Cantone dovrebbe assumere un numero impressionante di nuovi ispettori per gestire questa mole di documenti, generando costi milionari che andrebbero a gravare su tutti, senza offrire benefici reali né ai lavoratori né alle imprese.

Il Ticino è già uno dei Cantoni più controllati: introdurre ulteriori obblighi non migliora la qualità del lavoro, la complica. E poi nel nostro settore ci sono già i controlli della commissione paritetica che garantisce il rispetto del contratto collettivo del nostro settore.

Aggiungere altri controlli non servirebbe a nulla, solo a spendere soldi pubblici e a gravare le nostre aziende con inutili carichi burocratici. Noi imprenditori non temiamo i controlli: chiediamo solo regole chiare, proporzionate e applicabili, per poterci concentrare sulle nostre attività.

Questa iniziativa non tutela i lavoratori, ma rallenta un settore che ha bisogno di efficienza, flessibilità e professionalità. Per questa ragione l’8 marzo dobbiamo votare NO.

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