Obbligo vaccinale, sanzioni e libertà decisionale: perché serve una riflessione

Maria Pia Ambrosetti, granconsigliera per HelvEthica Ticino
Negli ultimi mesi l’attenzione pubblica si è concentrata sul progetto di legge del Canton San Gallo, che prevede sanzioni fino a 20’000 franchi in caso di inadempienza a un obbligo vaccinale, tema che ha suscitato un ampio dibattito.
Meno noto è però quanto già previsto in altri Cantoni. In Ticino, la legislazione sanitaria vigente consente al Consiglio di Stato di dichiarare obbligatorie le vaccinazioni e prevede sanzioni che, nei casi gravi e intenzionali, possono arrivare fino a 500’000 franchi. Una soglia particolarmente elevata, di cui si discute poco ma che incide in modo significativo sul rapporto tra Stato e cittadino.
Il quadro svizzero è disomogeneo: vi sono Cantoni che non prevedono alcun obbligo vaccinale (AG, AI, BE, BS, GL, OW, SZ, TG, UR), altri che lo contemplano senza sanzioni esplicite (FR, GE, GR, JU, LU, NE, NW, SO) e altri ancora che dispongono multe rilevanti (AR, BL, SG non ancora in vigore, SH non ancora in vigore, TI, VD, VS, ZG, ZH). In diversi Cantoni sono in corso revisioni delle rispettive leggi sanitarie.
Oltre agli aspetti sanzionatori, la questione tocca un principio fondamentale della convivenza civile: la libertà decisionale dei cittadini in materia di salute. In Svizzera, la scelta di sottoporsi a una vaccinazione è storicamente considerata una decisione individuale e responsabile. Il diritto federale indica che nessuno può essere vaccinato contro la propria volontà; ogni restrizione ai diritti individuali deve essere giustificata da una base legale, da un interesse pubblico e dalla proporzionalità della misura rispetto allo scopo perseguito.
Proprio per questo la revisione in corso della Legge federale sulle epidemie (LEp) assume un’importanza determinante. La LEp disciplina le condizioni in cui possono essere imposti obblighi vaccinali, ma la revisione attuale — che il governo ha trasmesso al Parlamento — ribadisce l’assenza di un obbligo vaccinale generale e si concentra su coordinamento, prevenzione e pianificazione di crisi sanitarie, senza modificare radicalmente lo status di libertà decisionale.
Obblighi vaccinali e sanzioni sollevano quindi vari interrogativi, tanto più che, ricordiamolo, i vaccini non immunizzano! Fino a che punto uno Stato può imporre misure che incidono sulla libertà personale? Qual è il confine tra tutela della salute collettiva e rispetto delle scelte individuali? Come si concilia una misura sanzionatoria con il principio etico dell’autodeterminazione?
La mozione presentata nei giorni scorsi in Ticino si inserisce proprio in questa cornice. Chiede che il quadro normativo cantonale tenga conto in modo esplicito del valore della libertà decisionale individuale, insieme a criteri chiari su limiti, responsabilità e strumenti di garanzia. Quando si prevedono sanzioni di tale portata, non si tratta più di un semplice dettaglio amministrativo, ma di un tema che tocca la legittimazione delle regole nella nostra comunità politica.
Richiamare la libertà decisionale — anche nel contesto della protezione della salute pubblica — non significa indebolire la prevenzione: significa garantire legittimità, trasparenza e accettazione sociale. In democrazia, è proprio questo equilibrio tra responsabilità collettiva e libertà personale che definisce la qualità delle nostre leggi e delle nostre istituzioni.



