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MARCO NOI

Una politica economica e fiscale fallimentare

Marco Noi, deputato in Gran Consiglio e co-coordinatore Verdi del Ticino
Tipress
Fonte red
Una politica economica e fiscale fallimentare
Marco Noi, deputato in Gran Consiglio e co-coordinatore Verdi del Ticino

“Il problema delle finanze cantonali è costituito dalla spesa fuori controllo”! Questo è stato negli ultimi tempi il ritornello utilizzato dai partiti di centro-destra e dal mondo economico per poter sdoganare la necessità di tagli alla spesa pubblica. Ora questa narrazione non è più sconfessata solo dalle statistiche fornite da Verdi del Ticino, ma viene confutata anche dagli specialisti. In un primo tempo è stato il prof. Niels Soguel dell’Istituto dell’alta scuola in amministrazione pubblica di Losanna (Idheap) ad affermare proprio a La Regione che “il Ticino ha tenuto sotto controllo le spesa” e dunque “non c’è stato lassismo”, come invece veniva dai più raccontato. Poi, è stato il turno del prof. Sebastian Schultze del BAK Economics – istituto al quale, a nome del Parlamento, un Comitato misto composto da membri della Commissione Gestione e del CdS ha commissionato uno studio sulla spesa pubblica del nostro Cantone – ad affermare che, considerate le differenze strutturali fra i vari cantoni, la nostra spesa pubblica è solamente l’1% superiore alla media intercantonale. L’evidenza di questi fatti ha ora costretto anche il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi a dover riconoscere che la narrazione “coltivata” soprattutto dalla sua parte politica non corrisponde al vero.

E adesso? Quando quasi tutti spergiuravano che il problema delle finanze cantonali era legato alla spesa pubblica fuori controllo, diventa ora d’obbligo ricredersi e andare ad analizzare se non siano proprio le entrate ad aver causato l’inanellamento di disavanzi su disavanzi. Se consideriamo allora l’evoluzione dal 1990 degli introiti fiscali dei vari cantoni svizzeri forniti dall’Amministrazione federale delle finanze (AFF), osserviamo che agli inizi degli anni ’90 i valori pro capite del nostro cantone erano i terzi migliori del Paese.

Negli anni, le entrate fiscali pro capite del nostro cantone sono certo aumentate. Tuttavia, in termini assoluti, esse sono state superate da quelle di altri 4 cantoni. In termini percentuali, invece, l’aumento di introiti fiscali tra il 1990 e il 2023 conseguito dal Canton Ticino è di ca. il 55%. 5 sono i cantoni che hanno conseguito un aumento inferiore, mentre ben 20 cantoni sono riusciti a conseguire un aumento percentuale di introiti fiscali pro capite maggiore a quello del nostro cantone. Nello stesso lasso di tempo, il nostro cantone ha proposto diversi pacchetti di sgravi fiscali. Quelli di Masoni hanno comportato sgravi annui per ca. 227 milioni a livello cantonale e ca. 180 milioni a livello comunale. Mentre quelli di Vitta comportano a regime sgravi annui per ca. 220 milioni a livello cantonale e 125 milioni a livello comunale. Con questi sgravi si è dunque rinunciato ogni anno a ca. 450 milioni di introiti fiscali a livello cantonale e ca. 305 milioni a livello comunale.

Interessante è poi andare ad analizzare i dati dell’AFF in merito ai contributi che i vari cantoni incassano della Confederazione per la perequazione intercantonale e per co-finanziare diverse prestazioni sostenute dai cantoni. Da questi dati osserviamo che nel 1990 solamente 8 cantoni ricevevano contributi pro capite superiori a quelli del Ticino, mentre nel 2022 erano ben 21. In questo lasso di tempo, solamente 4 cantoni hanno avuto un aumento percentuale dei contributi inferiore a quello del Ticino. Tutti gli altri cantoni hanno avuto aumenti superiori. Se il Ticino avesse mantenuto il livello di contributi in linea con la mediana o con la media intercantonale, come era nel 1990, al giorno d’oggi si troverebbe ogni anno con 200 rispettivamente 300 milioni di contributi in parte nelle proprie casse e in parte circolanti sul proprio territorio. Non proprio noccioline.

Si può dunque stimare per difetto che, tutto sommato, la perdita di entrate fiscali e di contributi della Confederazione hanno comportato una mancanza di entrate per il Cantone almeno tra i 550 e i 650 milioni di franchi all’anno.

Inoltre, vale la pena ricordare che in questi decenni di politica fiscale ed economica “espansionistica”, il nostro cantone non è per niente riuscito a modificare l’inerzia dei salari, che già negli anni ‘90 erano inferiori a quelli del resto della Svizzera. La disparità con gli altri cantoni svizzeri si è infatti ampliata invece di ridursi. Inutile dire che la precarietà dei salari si è poi tradotta in minori entrate fiscali e maggiori contributi sociali versati dallo Stato – per inciso, quelli che ora si vogliono tagliare – per permettere alle economie domestiche

di arrivare alla fine del mese.

Quale conclusione trarre? Alla luce di questi dati, si può senz’altro affermare che la politica fiscale ed economica del nostro cantone, dal punto di vista finanziario, sia stata in questi ultimi 30 anni decisamente fallimentare. Non è riuscita ad elevare i salari del nostro cantone, non è riuscita ad elevare significativamente le entrate fiscali a confronto con gli altri cantoni svizzeri e perdipiù ha comportato una massiccia perdita di entrate fiscali a causa degli sgravi proposti e una perdita ingente di contributi dalla Confederazione.

Forse è proprio per coprire questa disfatta che le associazioni economiche e i loro rappresentanti politici, hanno depistato l’opinione pubblica con narrazioni e relativi decreti sulla presunta esplosione della spesa.

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