Venezuela: una strana dittatura

Adam Barbato - Shoufani, coordinatore della Gioventù Comunista
È notizia recente che il Movimento per il Socialismo (MpS), assieme ad altre sigle, abbia deciso di organizzare una manifestazione “contro tutti gli imperialismi” in riferimento all’aggressione statunitense del Venezuela. Essendo stato uno fra i primi in Svizzera ad organizzare un presidio contro tale crimine internazionale (tenutosi domenica scorsa a Bellinzona), al quale MpS non ha voluto partecipare, mi permetto di porre qualche perplessità circa l’appello che il movimento ha diffuso ai media nostrani per invitare a tale manifestazione. In questo viene infatti dedicato un ampio paragrafo per distanziarsi con convinzione dal presunto regime dittatoriale di Maduro, esprimendo una forte critica verso “le irregolarità elettorali del governo (…), la sua risposta sproporzionata alle manifestazioni spesso violente dell’opposizione, la limitazione dei diritti democratici ed il peggioramento delle politiche sociali realizzate da Chavez”. Tale premessa chiarisce da subito come i “compagni” si siano purtroppo piegati alla retorica del “né con Trump, né con Maduro”: un opportunistico tentativo di depoliticizzare il discorso per raccogliere consensi facili. Oltre a ciò, le accuse rivolte al governo bolivariano sono piene di contraddizioni che smaschero di seguito.
Parliamo anzitutto di elezioni: nel 2024 (e non solo) siamo stati bombardati per giorni di notizie che dipingevano le elezioni venezuelane come una sorta di circo nel quale ormai era palese a tutti che il risultato era stato truccato per attribuire la vittoria a Maduro. Peccato che il sistema elettorale venezuelano sia uno dei più sicuri al mondo: il voto elettronico è infatti accompagnato da un doppio riscontro cartaceo, che consente controlli incrociati e verifiche a posteriori. A sostegno del suo funzionamento praticamente ineccepibile si sono espressi l’ex presidente USA Jimmy Carter (non certo un amicone della Rivoluzione bolivariana), osservatori di UNASUR, osservatori del Consiglio di Esperti Elettorali dell’America Latina, figure come José Luis Rodríguez Zapatero e, ultimo ma non ultimo … anche il dottor Franco Cavalli, il quale compare con mia sorpresa fra i firmatari del suddetto appello. Potremmo inoltre ricordare che la legittimità della vittoria di Maduro sia stata riconosciuta sia dall’ONU che dalla netta maggioranza dei partiti in corsa elettorale, anche se qui in Occidente ormai la voce della verità è sempre la vincitrice del premio Nobel per la “Pace” Maria Corina Machado, da sempre schierata con le ingerenze statunitensi. A questo proposito mi chiedo cosa intenda MpS nella sua ultima rivendicazione, quando chiede che vengano svolte “elezioni democratiche” in Venezuela; e quelle prima che cos’erano allora?
Veniamo ora alla questione dell’assenza di democrazia e alla repressione interna: anzitutto ricordo che nel Paese esiste la pluralità partitica e che l’opposizione controlla da anni interi municipi e aree urbane, Caracas compresa: si pensi a realtà come Chacao, Baruta ed El Hatillo, amministrate da forze apertamente ostili al governo bolivariano. Per quanto riguarda la repressione, sarebbe bene saper contestualizzare il dato del Venezuela e paragonarlo, ad esempio, con il nostro. In Europa abbiamo NATO ed UE che inventano minacce inesistenti, tipo la Russia che vuole arrivare a Lisbona, e di conseguenza vengono annullate elezioni democratiche perché a Bruxelles non gradiscono i risultati (vedi Romania), cittadini di stati neutrali vengono sanzionati con l’unica colpa di avere un’opinione diversa (vedi il caso del nostro concittadino, il colonnello svizzero Jacques Baud, sanzionato dall’esecutivo UE) e professori universitari vengono censurati. In Venezuela, al contrario, le minacce sono reali: aggressioni militari statunitensi, sostegno dell’opposizione interna da parte di USA e Israele e regime di sanzioni durissime imposto da decenni; sarebbe interessante vedere cosa faremo noi al loro posto!
E sono proprio le sanzioni a far scricchiolare la narrazione di MpS sul presunto “peggioramento delle politiche sociali realizzate da Chavez”: è infatti un miracolo che lo stato sociale avviato dal suddetto presidente sia banalmente ancora in piedi nonostante l’imposizione di alcune delle più aggressive sanzioni economiche statunitensi al mondo, un miracolo rafforzato nel 2025 con l’incredibile crescita economica dell’8% che il Paese ha registrato.
Insomma, MpS dice a parole di solidarizzare con il Venezuela, ma di fatto ripete la propaganda che gli americani usano per giustificare il sequestro di Maduro. Si tratta infatti di una solidarietà di cartone, che viene da chi fino all’altro giorno ha sempre condannato il coraggioso antiimperialismo venezuelano. Una simile presa di distanze dal governo bolivariano non solo è totalmente inopportuna, ma denota nuovamente il disfattismo e l’incoerenza di questo movimento. Per questo motivo il mio invito ai sinceri antiimperialisti è quello di diffidare da chi mette diecimila mani avanti quando si tratta di solidarizzare con un Paese, il Venezuela, che da anni resiste alle aggressioni militari ed economiche di Washington, ma che non esita neppure per un secondo a schierarsi, ad esempio, con il regime di Kiev!



