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Il lupo in Ticino

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Fonte Natascia Caccia
Il lupo in Ticino
NATASCIA CACCIA, MUNICIPALE DI CADENAZZO - Per quanto negli ultimi anni si sia spesso parlato nelle cronache cantonali del lupo, le principali problematiche non sono del tutto chiare alla popolazione, con il dibattito quindi che rimane troppo dogmati...

NATASCIA CACCIA, MUNICIPALE DI CADENAZZO - Per quanto negli ultimi anni si sia spesso parlato nelle cronache cantonali del lupo, le principali problematiche non sono del tutto chiare alla popolazione, con il dibattito quindi che rimane troppo dogmatico. È questa la convinzione degli esperti che ieri sera sono intervenuti alla sala comunale di Morbio Inferiore, in occasione dell’incontro organizzato dalla Lega Donne. 

Il segretario dell’Unione Contadini ticinesi Sem Genini ha infatti spiegato come le difficoltà mostrate dalle istituzioni nell’intervenire in modo efficace stia recando forti danni all’intera categoria. «È incredibile come si trovino continuamente cavilli burocratici per bloccare le proposte emerse dal Parlamento negli ultimi 10 anni», spiega. 

Una soluzione però è all’orizzonte: quella proposta dal consigliere federale Albert Rösti che dovrebbe riuscire a regolare i branchi. «Un primo passo nella giusta direzione – commenta Genini -. Ora spetta al Cantone applicare a dovere le nuove regolamentazioni». 

Gli oppositori però sono tanti, con molte associazioni animaliste che denunciano un possibile massacro dei lupi. «Il vero massacro a cui stiamo assistendo è quello degli animali che vengono regolarmente sbranati dai lupi – commenta la veterinaria Athena Andrighetto -. Senza sottovalutare che molti di loro sono portatori di malattie come la rabbia: i danni collaterali potrebbero essere particolarmente gravi. Purtroppo abbiamo visto che le soluzioni proposte fino ad essere sono stati pagliativi inefficaci, la proposta del Consiglio Federale sembra al momento la più pragmatica». 

 «Chi non vive la situazione con mano non può davvero capire la paura e i problemi che crea il lupo – spiega Katja Ambrosini, collaboratrice in due aziende agricole -. È difficile pensare di lavorare in alpeggio in queste condizioni, con l’impossibilità di difenderci in modo adeguato. Così però si abbandona questo lavoro, con le aziende che chiudono e il bosco che di conseguenza aumenterà, aggravando quindi i problemi del territorio». 




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