CANTONE«Sì, l'orrore è in casa nostra»

30.10.19 - 09:30
Esce "#promessisposi - Stavolta tocca a te". Un thriller anomalo, fuori dagli schemi. A tu per tu con l'autore
TIO/20MIN/FABIO CAIRONI
«Sì, l'orrore è in casa nostra»
Esce "#promessisposi - Stavolta tocca a te". Un thriller anomalo, fuori dagli schemi. A tu per tu con l'autore

LUGANO - "#promessisposi - Stavolta tocca a te" è il nuovo libro di Patrick Mancini. Giornalista e scrittore, già autore di "@cuorebuiorrore" (sempre per Fontana Edizioni), ha sfornato un thriller capace di trascinare il lettore in una spirale di tensione sempre crescente.

Fin dall’introduzione di Giorgio Passera si chiarisce che il romanzo non ha nulla a che fare con il capolavoro di Alessandro Manzoni: e allora perché un titolo con un richiamo così impegnativo?
«Semplicemente perché mi piaceva. Il mio non è un affronto a Manzoni. Mi sono chiesto cosa fa oggi una coppia media, prima del matrimonio. Posta sui social, che tra l'altro non amo, un sacco di banalità. E spesso posta proprio "#promessisposi", con una superficialità estrema. Così è nato il titolo, tra la polemica e l'amarezza per un mondo che va al contrario».

Nel libro inviti il lettore a non dare mai nulla per scontato: pensi che invece di solito si tenda a fare così?
«Sono convinto che la maggior parte delle persone nasconda piccoli o grandi segreti, sofferenze, drammi non risolti. Mi capita spesso di guardare qualcuno e pensare alla sua vita, alla differenza tra quello che mostra di essere e quello che in realtà è».

I fantasmi della propria psiche creano mostri anche nel mondo reale?
«Metaforicamente sì. L'orrore è in casa nostra. Il senso di colpa, la paura, l'ansia e la depressione trasformano le nostre giornate. Ci fanno vedere tutto grigio, ci fanno perdere il sapore dei momenti più belli. Il mondo va sempre più veloce. Oggi se non sei performante, sei out. Non è già abbastanza mostruoso questo?».

La frase che dice uno dei personaggi, «Tutto si trasforma, nulla resta immobile. E la natura vince sempre. Anche quando è l’uomo a illudersi di dettare legge», può essere la sintesi di quello che vuoi dire in questo libro?
«In un certo senso, sì. Vale sia per le grandi, sia per le piccole cose. La scienza si illude di avere tutto sotto controllo, di potere dare una spiegazione razionale a ogni cosa. Così come noi, nella nostra vita privata, ci illudiamo di avere per sempre a fianco la persona amata. Anche se magari la trascuriamo. Non funziona così».

Quanto c’è di te, se non nella storia, in Alessandro Walker, il protagonista? Ed Elisa è costruita su una persona reale?
«Siamo un po' tutti come Alessandro ed Elisa. Fragili, impotenti, minuscoli di fronte all'universo. Detto questo, nel romanzo non ci sono riferimenti a persone reali. E, personalmente, Alessandro Walker mi fa pena. Con la sua giacca e la sua cravatta, con il suo sorriso di circostanza, e con la sua stupida voglia di fare carriera».

È cambiato il tuo modo di scrivere rispetto al precedente romanzo “@cuorebuiorrore”? E se sì, quanto?
«Non è cambiato. Scrivo sempre in maniera semplice per cercare di farmi capire da tutti. Semmai è cambiato il mio rapporto con la lettura. Nel 2015 ero arrivato a un punto in cui, per pigrizia, leggevo solo fumetti. Ho riscoperto il piacere di leggere un buon libro. Adesso ne leggo una quindicina all'anno».

Il tuo lavoro di cronista ha influenzato la scrittura di “#promessisposi”, nello stile o nei temi?
«No. Un giornalista deve essere oggettivo, deve stare attento ai dettagli, deve essere equilibrato. In un romanzo di fantasia, invece, posso dare libero sfogo all'immaginazione, senza alcun limite. Ed è questo il bello».

A quando la prima presentazione pubblica?
«Le presentazioni pubbliche mi fanno arrossire, perché mi sento al centro dell'attenzione. In ogni caso ce ne saranno di sicuro alcune. Una a Lugano. L'altra nel mio paese, a Cugnasco-Gerra, sabato 14 dicembre alle 15, nell'ambito del villaggio natalizio in piazza».

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