LAILA POZZO
È il giorno di "Constellations", l'album di debutto di Chiara Dubey.
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21.08.2020 - 06:300

Una (futura) stella, tra le stelle

Chiara Dubey pubblica oggi il suo album di debutto "Constellations"

LUGANO - «Introspettivo, onirico, a volte surreale eppure così intimo e umano»: una descrizione breve ma molto efficace del mondo sonoro di Chiara Dubey, scritta proprio dalla cantautrice originaria del Locarnese. Dopo gli studi a Zurigo Lugano e Londra, Chiara giunge oggi alla prima pietra miliare del suo percorso artistico: l'album di debutto, con 12 tracce.

Il disco s'intitola "Constellations": cosa hai voluto evocare?
«Da bambina passavo tutte le mie estati in montagna. Le notti, buie e silenziose, erano una polverosa esplosione di stelle. Io e gli altri ragazzi passavamo ore sdraiati sull’erba a guardarle. 
Mi rendevo conto dello strano effetto che quella vista aveva sui miei pensieri. La mia mente annegava in quell’universo profondo sopra le nostre teste e iniziavo a pensare a cose grandi, alla vita, alla morte, al tempo, ai miei sogni. 
Volevo creare un album che contenesse questa consapevolezza e meraviglia, che imitasse l’effetto che il cielo stellato ha su di me, che permettesse ai pensieri di perdersi, un’atmosfera che invitasse le persone a evadere dalla loro realtà, solo per un momento. Da qui, “Constellations”. Inoltre, ho disegnato una costellazione per brano, ognuna con il suo significato». 

Come lo puoi descrivere ai nostri lettori?
«È una raccolta canzoni e brani strumentali dove si fondono classica (o neo-classica), pop ed elettronica. La mia voce e i miei pensieri si mescolano con archi e atmosferici suoni elettronici. Ogni brano racchiude una piccola riflessione sulla natura umana, sul nostro rapporto con la vita, con il tempo, con la terra; mi auguro che la musica possa accompagnare gli ascoltatori lungo un viaggio emozionante, lontano dal quotidiano e dalla realtà».

Oltre al singolo "The Hunt", quali pensi che possano essere i brani di maggiore impatto?
«Forse "Wonder", che come "The Hunt" è più movimentata, e forse "Age", per gli amanti della classica!».

Ti sei ispirata a qualche artista o a qualche opera in particolare?
«Mi lascio influenzare spesso dalla musica che ascolto, credo sia inevitabile. Ascolto molta musica di tipo diverso e credo che si possa intuire dai miei brani, che non appartengono a un solo mondo musicale. Sulla mia al playlist al momento ci sono artisti come Ólafur Arnalds, Nils Frahm, Max Richter, ma anche Aurora, Jon Hopkins e Max Cooper, per citarne alcuni!». 

Ho visto che rispondi personalmente ai commenti lasciati su YouTube: ti piace mantenere un contatto diretto con i fan?
«Se ne ho la possibilità si, assolutamente! Se qualcuno è stato tanto gentile da prendersi il tempo per farmi un complimento, il minimo che posso fare è trovare un attimo per ringraziare!
Con alcuni “fan” ho davvero instaurato un rapporto molto bello, di scambio e di amicizia». 

Finalmente il 3 ottobre dovresti (salvo ulteriori sorprese Covid) riuscire a esibirti al Kursaal di Locarno: che sensazioni provi?
«Oh, non vedo l’ora davvero. So che la situazione è ancora instabile, ma ho davvero bisogno di farlo questo concerto, di condividere la mia musica con un pubblico vero, un evento, e farò tutto quanto in mio potere per renderlo bellissimo, sia per il pubblico che per noi musicisti che siamo felicissimi, emozionati, impazienti di suonare! Si tratterà comunque di un concerto “calmo” dove la gente ascolta seduta. Provvederemo a offrire mascherine all’entrata della sala». 

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