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18.08.2021 - 10:490

Metalli plant-based: piante come miniere

Per ciascun ettaro di alberi trattati, si possono ottenere fino a 250 chili di nichel ecco come funziona

KINABALU PARK - I metalli sono le componenti fondamentali della nostra vita sempre più veloce e sempre più digitale: smartphone e macchine sarebbero beni impensabili. Ma evidenze scientifiche mostrano sempre più come la composizione di questi oggetti porti con sé un tasso d'inquinamento insostenibile. Nubi tossiche, fiumi inquinati e pesanti macchinari sono solo alcune delle conseguenze e necessità dell’estrazione mineraria. Ma sembra esserci una risposta.

Il Kinabalu Park della Malesia ospita una miniera di nichel come nessun'altra, composta da quattro acri di un arbusto frondoso, curato dal 2015 dagli abitanti dei villaggi locali. Una o due volte all’anno potano una parte degli alberi, quindi bruciano il raccolto dal quale estraggono un bio-minerale che contiene fino al 25% di nichel. In linea generale, come spiegato dalla rivista Grist, per ciascun ettaro di alberi trattati, si possono ottenere fino a 250 chili di nichel.

Sono piante dette iperaccumulatrici. E almeno 700 delle 320mila piante note hanno questa caratteristica, ovvero possono assorbire dal terreno e trattenere significative quantità di metallo, senza risentire di effetti negativi. Tra queste ritroviamo il salice e il girasole. Oltre al nichel, riescono ad assorbire zinco, cobalto e oro.

La fitoestrazione permette di sfruttare le piante iperaccumulatrici. L’idea viene da molto lontano, dal 1983. Il processo chimico di estrazione è stato ideato da un agronomo statunitense, Rufus L. Chaney.


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