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RUSSIA / COREA DEL NORDPutin e Kim, oltre il buon vicinato

05.09.23 - 16:30
Tra Mosca e Pyongyang: sullo sfondo ci sono interessi reciproci e la suggestione di un "muro" - con la Cina - da opporre all'Occidente
Reuters
Putin e Kim, oltre il buon vicinato
Tra Mosca e Pyongyang: sullo sfondo ci sono interessi reciproci e la suggestione di un "muro" - con la Cina - da opporre all'Occidente

MOSCA / PYONGYANG - «C'è un vecchio detto russo che dice: non si scelgono i propri vicini ed è meglio vivere con loro in pace e armonia». Sono parole del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, pronunciate proprio a cornice della possibilità che Mosca e Pyongyang possano lanciare esercitazioni militari congiunte (con Pechino). Un avvicinamento, quello tra Russia e Corea del Nord, che presenta più risvolti, e si è sviluppato in modo graduale in questi anni.

Mosca infatti, come Pechino d'altronde, aveva supportato nel recente passato - dopo la morte del padre dell'attuale leader, nel 2011 - le sanzioni promosse dalle Nazioni Unite contro il programma nucleare nordcoreano. Kim Jong-un e Vladimir Putin si sono incontrati per la prima volta di persona solamente nel 2019, due anni dopo l'ultimo test nucleare condotto da Pyongyang. Con la guerra in Ucraina i rapporti si sono incamminati sulla via di un ulteriore rinsaldamento; verso un fronte più compatto da opporre al cosiddetto Occidente.

Parole dolci (e non solo) tra Pyongyang e Mosca
E si arriva quindi al presente. Durante l'ultima Giornata della Russia, che ricorre ogni 12 giugno, il leader nordcoreano aveva speso parole "al miele" per i suoi vicini, promettendo a Putin di «tenersi per mano». Solo una ciliegina sopra altre, e ben più rilevanti, prese di posizione. Pyongyang ha riconosciuto l'annessione delle regioni che il Cremlino ha strappato a Kiev con i suoi referendum posticci, proprio di questi tempi lo scorso anno; ha riconosciuto l'indipendenza della Crimea. E quando, solo pochi giorni dopo il 24 febbraio 2022, l'Assemblea dell'Onu aveva messo in votazione una risoluzione per condannare l'invasione dell'ex repubblica sovietica, la Corea del Nord è stata una delle cinque nazioni a esprimere un voto contrario. La Cina si era solo astenuta.

La "transazione" tra il Cremlino e il regime pilotato dalla dinastia Kim non si concretizza solo a "carezze" e sorrisi. Entrambe le parti hanno ovviamente anche interessi molto concreti, e immediati, che vanno oltre alla costituzione di un "muro". Alla Russia, che da mesi è impegnata in una logorante e dispendiosa campagna per frenare la controffensiva ucraina, servono muscoli da mettere sul campo di battaglia: munizioni, missili, artiglieria. Alla Corea del Nord, molto più semplicemente, servono invece i soldi.

L'urgente bisogno di denaro... straniero
E non si parla della loro moneta, lo sgangherato won, ma di valuta straniera: più stabile e funzionale per ossigenare lo sviluppo del proprio arsenale. Una parentesi in tal senso merita di essere aperta. Il governo nordcoreano ha infatti intensificato gli sforzi negli ultimi anni per rastrellare quanta più valuta straniera possibile. Nel 2017, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu aveva adottato quattro risoluzioni per tagliare i rifornimenti di cartamoneta forestiera diretti verso Pyongyang.

Al resto ci ha pensato la pandemia di coronavirus. Da qui la necessità di correre ai ripari. La scorsa primavera le autorità hanno decretato che l'utilizzo di dollari statunitensi e di yuan cinesi è illegale. E ai cittadini che ne vengono trovati in possesso, riportava a suo tempo Radio Free Asia, le banconote vengono requisite. Non solo. Come scriveva agli inizi di luglio Daily NK, i vertici del regime nordcoreano hanno di recente chiesto a una delle proprie sedi consolari in Cina di identificare possibili investitori oltreoceano e raccogliere fondi. Sottolineando che la questione è urgente.

Torniamo quindi, di nuovo, al presente. È notizia di oggi infatti che il Cremlino - Dmitry Peskov dixit - ha per il momento sorvolato sui tempi di un vertice tra Putin e Kim, che dagli Stati Uniti danno per imminente. «Non possiamo confermarlo» e «non abbiamo nulla da dire su questo». Nell'attesa, resta un fatto che sui piatti della bilancia tra Mosca e Pyongyang ci sono più dei cordiali rapporti di buon vicinato.

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