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Le agenzie d'intelligence Usa: il virus non è stato creato dall'uomo.
STATI UNITI
30.04.2020 - 17:350
Aggiornamento : 18:25

Gli 007 Usa: il virus che sta mettendo in ginocchio il mondo non è stato creato dall'uomo

Questa conclusione ha raccolto un ampio consenso tra le varie agenzie federali

Non ci sono prove che la Cina abbia manipolato i dati della diffusione del contagio, secondo ricercatori internazionali

di Fabio Caironi
Giornalista
di Redazione
Ats Ans Xinhua

WASHINGTON - Il coronavirus, che sta mettendo in difficoltà il mondo intero, non è stato creato dall'uomo e non è "scappato" (o rilasciato di proposito) da qualche laboratorio.

A questa conclusione sono giunte varie agenzie d'intelligence statunitensi, come dichiarato dal direttore dell'ente che coordina il lavoro comune di sigle come Cia, Nasa e così via. Nella nota, citata dalla Associated Press, gli 007 affermano che proseguono le indagini per capire se le origini della pandemia siano da ricollegarsi «al contatto con animali infetti o se è stato il risultato di un incidente nel laboratorio a Wuhan».

Le analisi contraddicono le dichiarazioni di alcuni esponenti della comunità scientifica come il premio Nobel Luc Montagnier, che si diceva sicuro che il coronavirus fosse stato creato in laboratorio.

I cinesi hanno manipolato i dati? Non ci sono prove - Non ci sono prove che la Cina abbia manipolato al ribasso i suoi dati sull'epidemia di coronavirus, come sostenuto da alcune parti, ma, anzi, i numeri forniti nella fase iniziale dell'emergenza sono «affidabili» e dovrebbero essere utilizzati per calibrare modelli in grado di orientare le misure di contrasto all'infezione anche in altri Paesi. Questa la conclusione di un'indagine condotta da alcuni ricercatori internazionali: Christoffer Koch, capo economista della Federal Research Bank di Dallas, e Ken Okamura, ricercatore della Said Business School dell'Università di Oxford.

Secondo la ricerca, «non troviamo alcuna prova che i cinesi abbiano manipolato le loro statistiche su Covid-19». La ricerca è stata condotta utilizzando la legge di Benford, una tecnica per valutare la veridicità delle statistiche, rilevandone eventuali frodi ed errori sulla base della distribuzione delle prime cifre dei dati osservati.

I dati cinesi di febbraio, secondo i due ricercatori, avevano già dimostrato l'efficacia delle misure di quarantena nel rallentare il progresso della malattia, sia all'interno dello Hubei che in altre province cinesi. La ricerca ha rilevato che «la distribuzione delle prime cifre della Cina per i casi confermati è in linea con la legge di Benford e corrisponde anche alla distribuzione riscontrata negli Stati Uniti e in Italia».

«Per manipolare i dati cinesi in questo modo sarebbe necessario che qualcuno coordinasse gli annunci giornalieri in tutte le province, prevedendo con precisione i tassi di infezione futuri. E questo è improbabile», si legge nelle conclusioni del rapporto di Koch e Okamura.

Il documento sottolinea quindi che i persistenti dubbi sulla credibilità dei dati cinesi «incidono sulle successive scelte politiche dei Paesi che hanno subito l'epidemia in seguito». Dal momento che la scelta di molti Paesi è stata quella d'intraprendere un'azione di distanziamento sociale, divieti di viaggiare e lockdown, sulla scorta del loro successo in Cina, «è importante che i responsabili politici sappiano che i dati sono affidabili», si legge nello studio. «La mancanza di fiducia nei dati cinesi può aver portato a una risposta più lenta in Europa nei confronti dell'emergente pandemia».


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