Keystone
BRASILE
24.03.2020 - 15:040
Aggiornamento : 16:30

Coronavirus, nelle favelas «ci sarà un massacro»

Acqua potabile non sempre disponibile, pochi medici e popolazione concentrata: l'allarme dal Brasile

SAN PAOLO - «Qui ci sarà un massacro»: questa l'avvertenza sulla diffusione del coronavirus lanciata dai dirigenti locali di alcune delle principali favelas di San Paolo, che hanno cominciato ad organizzarsi in modo autonomo per combattere l'epidemia con gli scarsi mezzi a disposizione.

Intervistato dal portale news Uol, Gilson Rodrigues, responsabile di un'associazione di residenti di Paraisopolis - che con più di 100'000 abitanti è la seconda più grande della megalopoli, dopo Heliopolis - afferma anzitutto che «finora non ho sentito nessuno usare la parola favela: per quelli che governano noi non esistiamo».

Le strutture sanitarie in queste baraccopoli sono estremamente fragili: l'erogazione dell'acqua potabile non è regolare - possono passare quattro giorni senza che esca niente dai rubinetti -, i medici di famiglia sono chiaramente insufficienti, meno di uno ogni 10'000 abitanti, e le condizioni precarie di molte abitazioni, nonché la concentrazione della popolazione, rendono molto difficile l'isolamento sociale.

Le associazioni di residenti si stanno organizzando in modo autonomo, creando mense popolari che consegnano pasti a domicilio, soprattutto agli anziani, usando case vuote per istallarvi centri di isolamento per i casi di sospetto contagio. I media sottolineano che il comune di San Paolo non informa in modo specifico sui casi registrati in queste comunità. «Siamo in una gara contro il tempo, ma non ce la faremo mai senza assistenza», ha riassunto un dirigente locale della favela di Heliopolis.

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