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"Prima il nostro": legno ticinese e svizzero nelle opere pubbliche

Un'interrogazione di Sem Genini al Gran Consiglio per «sostenere le imprese locali».
Foto Deposit
Fonte Sem Genini
"Prima il nostro": legno ticinese e svizzero nelle opere pubbliche
Un'interrogazione di Sem Genini al Gran Consiglio per «sostenere le imprese locali».

BELLINZONA - Le finestre del Palazzo federale? Fatte realizzare in Cecoslovacchia. Diverse pensiline della SBB (fra le quali quella di Chiasso) e alcuni edifici scolastici? Affidati nelle mani di imprese non svizzere. Gli esempi sono numerosi e allora c'è chi ha pensato che forse sarebbe opportuno porre un freno e valorizzare il prodotto locale: in questo caso si parla di legno. "Prima il nostro" verrebbe da pensare leggendo l'interrogazione presentata in Gran Consiglio da Sem Genini, che vorrebbe che sia data priorità al materiale autoctono nelle opere pubbliche.

«La filiera del legno ticinese, composta da proprietari forestali, imprese di prima e seconda lavorazione, progettisti e imprese di costruzione, ha dovuto affrontare negli ultimi anni numerose sfide - afferma - dalla concorrenza estera, spesso favorita da prezzi più bassi o pratiche industriali meno rigorose, all’aumento dei costi energetici, fino alla carenza di valorizzazione nei bandi pubblici».

Un comparto che in Canton Ticino occupa «1’750 professionisti e garantisce la formazione di 220-240 apprendisti sui vari anni di formazione (tra selvicoltori, falegnami e carpentieri) generando una cifra d’affari superiore ai 250 milioni».

In questo contesto - argomenta Genini - «l’impiego del legno svizzero e in particolare del legno ticinese negli appalti pubblici assume un valore strategico. Non si tratta soltanto di una scelta ecologica, con una drastica riduzione delle emissioni legate al trasporto e una gestione responsabile del patrimonio forestale, ma anche economica e politica: sostenere le imprese locali significa mantenere posti di lavoro sul territorio, rafforzare le competenze artigianali e industriali, e contribuire alla sicurezza dell’approvvigionamento in un’ottica di economia circolare e di resilienza».

Oltretutto, il legname ticinese «è frutto di lavori e di proprietà che giungono dai nostri patriziati, un elemento fondamentale per il nostro territorio».

Così il parlamentare ha qualche domanda da porre sulla questione: come ad esempio «quanti appalti pubblici, a livello cantonale e laddove noti anche comunale, sono stati assegnati negli ultimi dieci anni impiegando legno ticinese o perlomeno svizzero» o se «il Consiglio di Stato dispone di dati statistici aggiornati sull'impiego di legno locale nei cantieri pubblici».

Poi va al nocciolo della questione: «È ipotizzabile l'introduzione di un obbligo o almeno una chiara raccomandazione in favore del legno ticinese e svizzero negli appalti pubblici futuri». E chiede al CdS se non ritenga doveroso implementare delle misure concrete che inducano e invoglino le aziende a fregiarsi del riconoscimento "Marchio Ticino". E intanto ricorda che il legno locale trova dimora nella ristrutturazione della scuola elementare Nord di Bellinzona, nella facciata di un nuovo edificio dell’esercito a Monte Ceneri, in un capannone dell’esercito ad Airolo, nella scuola di San Vittore e al mercato vecchio di Lugano.


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