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25.05.2020 - 14:120
Aggiornamento : 21:19

De Rosa: «Eravamo pronti», Vitta: «Saranno anni difficili»

Pronzini parte subito all'attacco, ora tocca ai consiglieri di Stato prendere la parola.

All'ordine del giorno della seduta del Gran Consiglio ci sono i discorsi dei consiglieri di Stato, dei deputati e decine di atti parlamentari sul tema coronavirus

LUGANO - Dopo una pausa forzata di oltre due mesi, il Gran Consiglio ticinese si è di nuovo riunito. Non l'ha fatto però nella consueta aula di Palazzo delle Orsoline a Bellinzona. Per riuscire a mantenere le distanze fisiche, i novanta deputati si sono trasferiti al Palazzo dei Congressi di Lugano.

Prima di entrare nel merito dei lavori, il Presidente Claudio Franscella ha ribadito che le attività parlamentari non sono mai cessate. Le Commissioni hanno continuato a lavorare e l'Ufficio presidenziale si è sempre tenuto in contatto con le altre istituzioni. «La democrazia non è andata in letargo, si è semplicemente adattata», ha detto. «La seconda fase ci proietta in avanti, ma è ancora estremamente delicata», ha aggiunto. Per questo motivo Franscella ha auspicato che il Parlamento riprenda in mano senza più vincoli le proprie competenze.

Ringraziamenti e dolore - Franscella ha infine ringraziato a nome delle istituzioni tutti i cittadini ticinesi che con un comportamento responsabile hanno permesso di uscire dalla prima fase e coloro che si sono prodigati per anziani e più deboli. C'è però stato anche dolore. 348 ticinesi non sono riusciti a superare la malattia. «A loro è dedicata questa seduta parlamentare», ha detto Franscella, che ha invitato i presenti a un breve momento di raccoglimento.

Subito polemica - «La legge sul Gran Consiglio non prevede che i funzionari prendano la parola», ha sottolineato Matteo Pronzini ancor prima dell'inizio vero e proprio dei lavori, riferendosi agli interventi previsti di Giorgio Merlani e Matteo Cocchi. «L'Ufficio presidenziale ha deciso all'unanimità, durante la presentazione e non in fase di dibattito, di farli intervenire. Si tratta di una seduta di carattere eccezionale e nell'interesse del Cantone abbiamo deciso così», ha risposto Franscella. Alla fine è stata necessaria una votazione dell'intero Parlamento, che dopo qualche disguido tecnico ha dato ragione all'Ufficio presidenziale.

Gobbi: «Due passi davanti al resto del Paese» - Il primo consigliere di Stato a prendere la parola è stato il Presidente del Governo Norman Gobbi, che ha ripercorso le tappe principali degli ultimi tre mesi. Dalle prime informazioni giunte al Governo, alle decisioni prese. Dalle ulteriori misure messe in atto all'evoluzione della situazione a livello sanitario ed economico che ha imposto l'introduzione dello stato di necessità. Stato di necessità che durerà fino al 30 giugno. «Siamo sempre stati due passi avanti rispetto al resto della Svizzera», ha sottolineato.

De Rosa: «La macchina era pronta» - Pure il direttore del Dipartimento Sanità e Socialità (DSS) Raffaele De Rosa - «anche se non è ancora tempo di bilanci» - ha ripercorso gli ultimi mesi, questa volta dal punto di vista sanitario. «Nessuno si aspettava che il virus arrivasse tanto in fretta alle nostre latitudini», ha detto. Ma grazie a una fase preparatoria di circa un mese quando il virus è arrivato «la macchina era pronta». La «lungimiranza» di gennaio, insomma, ha pagato. De Rosa ha parlato pure dei 348 decessi avvenuti in Ticino, il 45% dei quali nelle case anziani. «Un tasso di mortalità simile o inferiori agli altri Paesi e agli altri Cantoni», ha precisato.

Vitta: «Anni difficili» - Christian Vitta (DFE) ha posto l'accento sulle chiusure dei settori economici. Dalle manifestazioni e le competizioni sportive fino all'amministrazione cantonale e al lockdown. «La settimana dal 23 al 27 marzo è stata la più difficile, visto che il Consiglio federale non aveva riconosciuto la crisi ticinese». Ma è stata una settimana decisiva dal punto di vista sanitario. Il responsabile del Dipartimento delle finanze ha però messo in guardia: «A fronte di un preventivo che presenta un avanzo di 4 milioni, bisogna prevedere un deficit per oltre 300 milioni». Vitta ha inoltre presentato le numerosi misure adottate a livello federale e cantonale.

Bertoli: «Per settembre tre scenari» - «Anche il settore della cultura ha davanti a sé un periodo difficile», gli ha fatto eco Manuele Bertoli (DECS). Ma oltre alla cultura e allo sport - le cui decisioni sono prese in prevalenza a livello federali - nel suo Dipartimento c'è l'educazione, che è stato oggetto di molte polemiche. «Ogni tanto si parla di questo settore come se si potesse deciderne l'apertura e la chiusura come si vuole. Ma questo si può fare solo in casi eccezionali», ha detto Bertoli, che ha ripercorso nel dettaglio gli ultimi mesi. Chiusure decise unilateralmente dai Comuni comprese. Per quanto settembre, il DECS sta studiando tre scenari: la scuola ordinaria, una soluzione ibrida o la scuola a distanza, «che speriamo di non dover riattivare». L'auspicio è però quello di trovare una soluzione attraverso il dialogo e non lo scontro.

Merlani: «Ora attenzione alla nuova normalità» - Terminati gli interventi dei consiglieri di Stato - Claudio Zali (DT) non ha preso la parola - è toccato al primo dei due funzionari, il Medico cantonale Giorgio Merlani. Anche lui ha ripercorso le ormai note tappe dell'emergenza. Dalle prime informazioni giunte dalla Cina, al primo caso riscontrato in Ticino, «la seconda regione occidentale ad essere colpita, dopo la Lombardia». Dalla diffusione incontrollabile del virus (e il conseguente cambio di strategia) al superamento del picco, fino al ritorno a una «nuova normalità». Che - ha fatto notare Merlani - nell'ultimo weekend ha visto la mobilità della popolazione ticinese aumentare del 36%.

Cocchi: «Soluzioni urgenti» - Matteo Cocchi ha dal canto suo riassunto i compiti dello Stato maggiore di condotta, mansioni che sono evolute nel corso della crisi. «Ci sono stati momenti in cui le discussioni fra i vari attori e i vari corpi - Polizia, Protezione civile, Pompieri, Esercito, Civilisti e Guardie di confine - non erano più concesse, ma bisognava trovare delle soluzioni», ha detto.

L'intervento dei capigruppo - Terminati anche gli interventi dei due funzionari, è il turno dei capigruppo dei vari partiti. Alessandra Gianella (PLR): «Ritorno alla normalità, anche se nulla sarà come prima». Boris Bignasca (Lega): «Il primo tempo è finito e abbiamo fatto del nostro meglio. Per il secondo meglio, che speriamo non arrivi mai, dobbiamo essere pronti». Maurizio Agustoni (PPD+GG): «Dopo la fine di una guerra non si può pensare che regnerà per sempre la pace». Ivo Durisch (PS): «Questa crisi ha colpito i più vulnerabili. La nostra richiesta al Governo è di analizzare tutte le misure federali per il rilancio, identificando gli ambiti scoperti da coprire con interventi cantonali». Sergio Morisoli (UDC): «Attenzione, i debiti di oggi sono le imposte di domani». Nicola Schoenenberger (Verdi): «È essenziale ripartire con lungimiranza. È necessario trasformare questa crisi in opportunità, per assicurare un futuro sostenibile. Caratterizzato da una società più equa e un’economia più compatibile con i limiti ambientali». Angelica Lepori-Sergi (MPS): «La comunità scientifica è d’accordo sull’utilità delle mascherine. Ci chiediamo quindi cosa aspetti il governo cantonale a decretarne l’obbligo sui mezzi pubblici e nei posti di lavoro». Tamara Merlo (Più donne): «Dare aiuti ad innaffiatoio può sembrare una cosa sbagliata. Ma non è sbagliato dare acqua a chi altrimenti morirebbe di sete». Massimiliano Ay (PC): «Non abbiamo bisogno di eroi. Abbiamo bisogno di lavoratori tutelati».

Il programma - La prima giornata - ne sono previste altre due domani e mercoledì - è interamente dedicata all'argomento del momento: il coronavirus. Sul tavolo ci sono infatti decine di atti parlamentari che hanno come oggetto l'emergenza sanitaria ed economica legata al Covid-19. La seduta arriva a tre mesi esatti dal primo caso positivo registrato in Ticino.

Oltre al Parlamento e al Governo in corpore, sono presenti - con diritto di parola - anche due funzionari: il Medico cantonale Giorgio Merlani e il capo dello Stato maggiore di condotta Matteo Cocchi. Si passerà anche al setaccio l'operato di ogni singolo Dipartimento, un po' come succede durante le discussioni di preventivi e consultivi.

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