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LUGANO«Considerava le bambine come oggetti sessuali», chiesti cinque anni

06.12.23 - 10:32
Il 68enne «ha un disturbo pedofilico», ha stabilito la nuova perizia psichiatrica.
Tipress (simbolica)
«Considerava le bambine come oggetti sessuali», chiesti cinque anni
Il 68enne «ha un disturbo pedofilico», ha stabilito la nuova perizia psichiatrica.

LUGANO - «La verità è che lei ha un problema di pedofilia». È con queste parole che lo scorso 27 luglio il giudice Amos Pagnamenta ha condannato un 68enne del Luganese accusato di aver abusato sessualmente di sei bambine e ragazzine di età compresa tra i sei e i 15 anni.

L'uomo, che ha agito tra il 2019 e il 2022 spacciandosi per un terapeuta, è stato giudicato colpevole di ripetuta coazione sessuale, ripetuti atti sessuali con fanciulli, ripetuta pornografia, ripetuta falsità in certificati ed esercizio abusivo di attività sanitaria.

E oggi, a distanza di quasi cinque mesi, è finalmente tempo di discutere la commisurazione della pena: è infatti stata svolta una nuova perizia psichiatrica. La precedente, lo ricordiamo, era stata stralciata dalla Corte perché ritenuta «inutilizzabile».

L'accusa ha chiesto cinque anni di carcere, più un trattamento ambulatoriale di lunga durata, mentre la difesa ha proposto un massimo di tre anni di detenzione e che la pena ancora da scontare venga sospesa con la condizionale a favore di una terapia ambulatoriale. La sentenza è attesa per le 11.30.

Pedofilia comprovata - Stando alla nuova perizia, «l'imputato soffre di un disturbo pedofilico di tipo non esclusivo e vi è un fondato pericolo di recidiva», spiega Pagnamenta. «Sono disposto a farmi aiutare per cercare di capire quello che è successo e perché», afferma a tal proposito il 68enne. «Sono arrivato, con la terapia di gruppo, a riconoscere degli errori che ho fatto e vorrei continuare su questa strada. Non posso però ancora accettare le accuse riguardanti le penetrazioni, perché non le ho mai fatte, ma ho capito che da parte mia c'è stata una mancanza di comunicazione», precisa.

«Senza scrupoli» - «La commisurazione della pena connota la gravità della colpa dell'imputato», esordisce la procuratrice pubblica Valentina Tuoni. «Quest'ultimo si è reso colpevole di undici episodi di atti sessuali con almeno sei minorenni. Costringeva le sue vittime a vivere una situazione di disagio in merito alla sfera sessuale, e molte si sono spaventate». Ad aggravare la sua colpa «il fatto che abbia agito ingannando le sue vittime e i genitori con i suoi falsi titoli di studio e le sue false conoscenze. Ha poi dimostrato una totale mancanza di empatia verso le sue vittime, considerate unicamente come oggetti sessuali, mentre si professava loro protettore».

L'uomo, continua Tuoni, «ha agito senza scrupoli, intensificando la gravità degli atti sessuali e agendo sull'arco di anni, senza mai chiedere aiuto per il suo disturbo sessuale». La pubblica accusa chiede quindi che il 68enne venga condannato a cinque anni di carcere, un trattamento ambulatoriale di lunga durata da abbinare eventualmente a un trattamento medicale, più una multa di 20'000 franchi. Si chiede inoltre che «gli venga vietato di partecipare a qualsiasi attività professionale e extraprofessionale coinvolgente minorenni».

«Non si nasconde dietro scuse o bugie» - La parola passa poi alla difesa. «La colpa dell'imputato non può essere ritenuta grave, e questo per vari motivi», afferma l'avvocato Stefano Pizzola. «Le conseguenze sulle vittime risultano assai contenute se non inesistenti. Il 68enne è inoltre fermamente convinto di aver svolto una terapia, e non si sta nascondendo dietro scuse o bugie. Ha ammesso i fatti praticamente dal primo giorno, spiegando che praticava massaggi su bambine e ragazzine nude, anche nelle zone più intime».

Va poi detto «che è affetto da un disturbo pedofilico, quindi la sua colpa va valutata come di grado medio», prosegue Pizzola, che chiede una pena massima di tre anni di detenzione, da dedursi un anno e quattro mesi già scontati, e che il periodo ancora da scontare venga sospeso condizionalmente a favore di una terapia ambulatoriale. «La prognosi», per la difesa, «non può infatti essere negativa: la recidiva si riduce, considerato che l'imputato ha 68 anni, che non ha violato la legge per la maggior parte della sua vita e che lo studio in cui operava è stato chiuso».

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