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«Mi avevano detto che c'era un ferito, lo volevo salvare»

LUGANO«Mi avevano detto che c'era un ferito, lo volevo salvare»

09.10.20 - 11:29
Giovane agente nei guai per un radar preso durante un intervento d'urgenza. Oggi è a processo.
Ti-Press (archivio)
«Mi avevano detto che c'era un ferito, lo volevo salvare»
Giovane agente nei guai per un radar preso durante un intervento d'urgenza. Oggi è a processo.
Uno scooterista a terra, a Mezzovico. La corsa da Montagnola. Il flash. E lo "scontro" con le rigide norme di Via Sicura. Ecco le richieste di pena.

LUGANO - Si trovava a Montagnola col suo collega di pattuglia. Gli hanno chiesto di intervenire d'urgenza per un incidente con ferimento avvenuto a Mezzovico, in via Cantonale. Ha azionato le luci blu e si è diretto verso il luogo del sinistro. Dopo poche centinaia di metri, incappa in un controllo radar. Dopo il flash, inizia il calvario del giovane agente della polizia cantonale alla sbarra oggi, venerdì, alle Assise correzionali di Lugano. 

Una sera di giugno del 2019 – Viaggiava a 100 chilometri all'ora quando il limite era di 50. Per la prima volta in Ticino un poliziotto viene processato dopo essere finito nella "rete" di Via Sicura. I fatti risalgono a una sera di giugno del 2019. L'allarme è scattato attorno alle 22. L'agente, classe 1992, cerca di spiegare le sue motivazioni davanti al giudice Mauro Ermani, in un'aula più spoglia che mai a causa delle limitazioni anti Covid. 

Non conosceva le condizioni del ferito – "Scooterista a terra". Questa sarebbe stata l'informazione giunta alla pattuglia quella sera. Una volta arrivato sul posto, il 28enne constata che i soccorsi sono già presenti. «Nel mio caso, sul 50 all'ora, avrei potuto raggiungere al massimo gli 80 all'ora – dice –. Ho accelerato perché mi avevano parlato di un ferimento. Non conoscendo le condizioni reali del ferito, ho ritenuto che prima sarei arrivato, prima avrei potuto aiutarlo». 

Conseguenze pesanti – Ermani evidenzia come le direttive non facciano eccezioni per queste situazioni. Considerando la Legge sulla circolazione stradale si rischia una pena compresa tra gli uno e i quattro anni di carcere. A cui va aggiunta la possibile revoca della patente di guida per due anni. «Lei – incalza il giudice – è convinto che le circostanze le permettevano di andare a quella velocità? In fondo non c'era traffico». 

Un ragazzo pulito – Stiamo parlando di un poliziotto apprezzato per il suo operato. Pulito. Senza precedenti. Ermani lo mette sotto torchio. «Se vai a quella velocità, metti in pericolo qualcuno. In quel momento accetti di creare un pericolo. È questo il concetto. Ci sono delle norme che potrebbero costringere il giudice ad avere le mani legate». 

Il senso di dovere – «A me spiace trovarmi in questa situazione – ammette il poliziotto –. Ma ero spinto dal senso di dovere. Non stavo pensando "tanto guido un veicolo di polizia e faccio quello che voglio". Sono dispiaciuto». «Sappiamo benissimo che lei non è un bullo – lo tranquillizza Galliani –. Parla il suo curriculum». 

La "negligenza" – La parola passa poi al procuratore pubblico Andrea Pagani: «Qui si tratta di capire come interpretare la legge di fronte a un'ipotetica corsa d'urgenza. L'agente non ha contattato il capo turno per ricevere il via libera per la corsa d'urgenza. Lo avesse fatto, avrebbe saputo che sul luogo dell'incidente erano già arrivati i soccorsi e che l'ambulanza era già per strada».

Dopo il flash, ha rallentato – Pagani prosegue: «Con enorme onestà intellettuale, l'agente ha ammesso di sapere che là dove è scattato il flash c'era un passaggio pedonale. Ha anche ammesso che in seguito alla luce del radar ha ridotto la velocità. E questo significa che forse "non c'era una vera urgenza". Tenendo quella velocità, e considerando la conformazione del tragitto verso Mezzovico, avrebbe guadagnato al massimo due minuti complessivi».  Il procuratore pubblico passa infine alla richiesta di pena. «Chiedo per l'agente 12 mesi di detenzione sospesi condizionalmente». 

«Non è un pirata della strada» – «Davanti alla Corte non sta comparendo un pirata della strada – sostiene Maria Galliani, legale dell'agente –. Ma un poliziotto in servizio che stava facendo il suo lavoro. E questo fa la differenza. Il mio assistito è un tutore dell'ordine. Gli era stata affidata una missione da portare a termine. Secondo la difesa il giovane non merita di essere in quest'aula. Né in civile, né in divisa. Ha ammesso con consapevolezza le sue azioni».

Andrebbero valutate le circostanze – Galliani spulcia tra i cavilli di Via Sicura. Fino a stabilire che andrebbero valutate le circostanze. «È imprescindibile una valutazione delle circostanze legate a quella sera». Il giovane appuntato quella sera ha ricevuto alle 21.53 una comunicazione dalla Centrale in merito a un incidente con ferimento, con scooterista a terra. «Alla pattuglia – riprende Galliani – non sono state fornite altre informazioni. Nella testa dell'agente c'era la convinzione di dovere intervenire in un luogo di un incidente con un ferito a terra. Un poliziotto che viene chiamato in causa in circostanze simili non può speculare. Anzi, è legittimato a temere il peggio».

Richiesta di assoluzione – Un agente al fronte è chiamato a prendere decisioni di una certa importanza in pochissimi secondi. Di base. E Galliani lo fa notare: «Sinceramente vedo molto male un agente di polizia chiamato a intervenire che si mette a fare calcoli. Si può criticare la decisione dell'appuntato di viaggiare a 52 chilometri orari superiori al consentito. Ma da lì a definirlo un pirata della strada ce ne vuole. Chiedo l'assoluzione dell'agente. Se fossi a terra ferita, sarei ben felice che un agente violasse le norme della circolazione per venire a salvarmi. Nel caso in cui la Corte ritenesse che il poliziotto non abbia agito correttamente, chiedo che venga attenuata la pena minima dei 12 mesi».   
 

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