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BELLINZONA
27.06.2018 - 07:010
Aggiornamento : 14:57

Finito il corso di nuoto, bambino di 5 anni si ritrova da solo e va a casa

L’allievo avrebbe dovuto essere consegnato a una maestra del Polo Sud, ma c’è stato un malinteso. Grande spavento per monitori e genitori

BELLINZONA - Il primo giorno del corso di nuoto, a Bellinzona, è stato parecchio movimentato la scorsa settimana. Un bambino di 5 anni - come riferisce la Regione - anziché essere accompagnato dalle maestre del Polo Sud, che avrebbero dovuto prelevarlo in piscina, è tornato a casa a piedi, da solo, percorrendo due chilometri e attraversando anche la trafficata via Tatti. Fortunatamente, la vicenda si è conclusa solo con un grosso spavento da parte di genitori e monitori.

Il presidente della Turrita nuoto, Antonio Mozzini-Vellen, ha parlato di un «malinteso»: «La monitrice ha accompagnato il bambino nel punto di ritrovo, ma non c’era nessuno. Alla cassa ha chiesto a due donne se erano le maestre del Polo Sud e, alla loro risposta affermativa, ha consegnato loro il bambino. Non avevamo ricevuto alcun nome e i monitori non conoscevano il loro volto». Matteo Cheda, responsabile del Polo Sud, ha spiegato che in realtà il problema principale sarebbe legato alla grande confusione del contesto: «Ci sono troppi bambini. Bisognerebbe organizzare il corso di nuoto in due turni suddivisi su quattro settimane».

Il giorno seguente al bagno pubblico è stato posato un cartello con le indicazioni del luogo di ritrovo per i bambini che frequentano il Polo Sud. Le maestre si sono inoltre presentate ai monitori ed è stata stabilita un’unica entrata che i partecipanti ai corsi possono utilizzare. I preoccupazione maggiore dei genitori del piccolo di 5 anni era che fosse stato consegnato in mani estranee.

Dal canto suo il direttore dei corsi di nuoto, Michele Cenzi, sposta il problema: «Spesso sono i genitori che non vengono a prendere i loro figli alle 11.45». Una situazione confermata da Mozzini-Vellen: «Una nostra collaboratrice ha dovuto accompagnare a casa una bambina, perché nessuno è venuto a prenderla e i genitori non rispondevano al telefono».

Matteo Cheda, dal canto suo, ammette: «Dobbiamo mettere in conto che anche gli altri possono sbagliare. Cinque collaboratrici di Polo Sud si trovavano nel punto prestabilito, dove tutti gli altri bambini sono stati consegnati da monitori e monitrici. Ma non bisogna minimizzare. Da parte nostra adotteremo le misure per evitare che errori commessi da altri creino problemi a noi e ai bambini».

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