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GORDOLA"Cosa ce ne facciamo di tutta questa lana?"

24.02.14 - 09:07
Le pecore vanno tosate, non si scappa: in Ticino però molti pastori non sanno che farsene del vello. E a qualcuno è venuta un'idea
"Cosa ce ne facciamo di tutta questa lana?"
Le pecore vanno tosate, non si scappa: in Ticino però molti pastori non sanno che farsene del vello. E a qualcuno è venuta un'idea

GORDOLA. Paradossi del mercato: fino a  poco tempo fa i capi d’abbigliamento venduti in Ticino con il marchio Pro Verzasca erano realizzati con lana... importata dalla Nuova Zelanda. «Lavorare la lana grezza è un processo costoso: i pastori delle nostre valli non possono certo permetterselo» spiega Marcel Bisi, presidente della Pro Verzasca. «Per questo la lana delle pecore ticinesi finora è stata per lo più dispersa nell’ambiente, bruciata o nascosta dagli stessi pastori: uno spreco immenso di risorse, oltreché una pratica illecita per cui la legge svizzera prevede sanzioni».

Sprechi da 7 tonnellate - I numeri parlano da soli: si stima che ogni anno in Ticino vengano dispersi nell'ambiente 7mila Kg di lana ovina (in totale, ne vengono prodotti 15mila). Le cose andavano anche peggio prima che la Pro-Verzasca - che fino al 2009 si riforniva presso esportatori neozelandesi della materia prima dei propri prodotti artigianali - si decidesse ad acquistare 1000-2000 kg di lana grezza ogni anno da produttori ticinesi, appoggiandosi però a un'azienda di Biella, in Piemonte, per la lavorazione. 

Arriva il lanificio - Ma le cose stanno per cambiare: il rimedio è ormai (quasi) pronto. Si tratta di un capannone di 200 metri quadrati nell’area industriale di Gordola, realizzato da Pro-Verzasca assieme a vari partner (tra cui la Supsi, la Regazzi SA di Gordola e la Sara SA di Tenero) per un investimento di 450mila Fr co-finanziato dall’Ufficio federale dell’agricoltura. Lo stabile, che verrà inaugurato a breve, ospita impianti di lavaggio e macchinari per la post-lavorazione, oltre a un centro di raccolta della lana . Insomma non manca niente: «Siamo pronti a partire quest’estate» spiega Bisi, e avverte: «I prodotti costeranno un po’ di più, ma così potremo pagare la lana a un prezzo congruo e conveniente per gli allevatori locali creando anche posti di lavoro per la gestione del processo post-produttivo, che avverrà interamente in Ticino e non più all’estero». Chilometro zero, dunque, e sprechi.

 

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