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SVIZZERA / CANTONEItaliano, radio e televisione come veicolo di lingua e cultura

11.09.13 - 21:41
Italiano, radio e televisione come veicolo di lingua e cultura

BERNA - "La RSI e l'italianità", questo il titolo del dibattito promosso dalla CORSI (Società cooperativa per la radiotelevisione svizzera di lingua italiana) tenutosi stasera a Berna. Molte le personalità presenti a questo incontro, tra i quali Nicoletta Mariolini, neo delegata al plurilinguismo dell'amministrazione federale, Remigio Ratti, in qualità di presidente di Coscienza svizzera e Silva Semadeni, consigliera nazionale per il Canton Grigioni. Tutti con un tema a cuore: il mantenimento del plurilinguismo elvetico.

Ad aprire il dibattito è stato Luigi Pedrazzini, presidente della CORSI, che ha subito messo l'accento sul fatto che l'italiano non è un "problema" ticinese ma svizzero, poiché se la lingua italiana perde d'importanza questa è una mancanza per il plurilinguismo elvetico, e quindi per la Svizzera. L'obbiettivo è quindi quello del rispetto di tutte le lingue nazionali. Non esistono infatti lingue di minoranza, ma al massimo una minoranza di persone che parla una determinata lingua. Differenza fondamentale, sottolinea Pedrazzini, il quale aggiunge come la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI) sia un veicolo molto importante per l'italianità a livello nazionale, attraverso la solidarietà.

La parola è poi passata a Nicoletta Mariolini, neo delegata al plurilinguismo dell'amministrazione federale, chiamata a dare le prime impressioni sulla situazione linguistica in seno alla suddetta istituzione. La Mariolini ha detto che non è una novità che le minoranze linguistiche siano sottorappresentate in seno all'amministrazione. Inoltre nei quadri superiori vi è una presenza molto ridotta di persone di lingua italiana, francese e reto-romancia. Il motivo citato è quello della mancanza di candidature o della qualità di queste. Ma il vero problema, precisa la Mariolini, talvolta è proprio quello della provenienza linguistica. Inoltre grigionesi e ticinesi sono solitamente molto bravi nel parlare le lingue, afferma la Mariolini.

L'obbiettivo è quello di avvicinare Berna alle regioni linguistiche di minoranza. Citando la legge e l'ordinanza sulle lingue, la delegata al plurilinguismo ricorda alcuni principi fondamentali come la parità di trattamento delle lingue nazionali e l'articolo 5 in cui si auspica che le autorità federali utilizzino le lingue ufficiali nella loro versione standard. Ma nella SSR per molte trasmissioni, anche d'informazione, viene utilizzato lo svizzero tedesco e questo crea effettivamente delle barriere linguistiche.

Remigio Ratti, presidente di Coscienza svizzera, ha sottolineato come il quadrilinguismo e la globalizzazione siano un problema di tutte le lingue nazionali. Sapendo il tedesco, il francese e l'italiano inoltre si può comunicare con gran parte della popolazione europea e l'inglese dev'essere un'aggiunta e non un'alternativa a una delle altre lingue.

Guglielmo Bozzolini, direttore del Centro per la formazione migranti di Zurigo, fa notare come la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana comprenda tutta la nazione e tutta l'italofonia. È quindi un veicolo d'informazione importante anche per prime, seconde e terze generazioni di immigrati italiani, nonché delle nuove generazioni di immigrati. Negli ultimi anni infatti a Zurigo sono arrivati più di 2000 ricercatori italiani, dichiara Bozzolini.

Silva Semadeni, consigliera nazionale per il Cantone dei Grigioni, evoca come il plurilinguismo sia una ricchezza, sia dal punto di vista linguistico che culturale, e meglio di tutti lo sanno le minoranze. Bisognerebbe far conoscere alle maggioranze quanto è bello capire il proprio vicino, afferma la consigliera nazionale. La televisione e la radio, dal canto loro, potrebbero permettere agli altri gruppi linguistici di ritagliarsi degli spazi e mostrare per esempio le bellezze e i problemi delle regioni.

Infine Roger De Weck, direttore generale SRG SSR, ha sottolineato come l'inglese oggigiorno sia indispensabile e come il plurilinguismo sia una sfida non certo facile. Come conseguenza dell'arrivo dell'inglese, preponderante per esempio in ambito economico, gli svizzeri tedeschi si "difendono" parlando lo svizzero tedesco. Questo perché c'è un bisogno profondo nella popolazione di trovare le proprie radici. De Weck si dice però cosciente che la SRF debba fare di più per coprire le altre regioni linguistiche e precisa che si stanno facendo miglioramenti in questo senso. Una persona dal pubblico ha poi chiesto provocatoriamente "non è allora l'Hochdeutsch ad essere minacciato in Svizzera?".

Ats
 

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