Cavalli, l'OCST spinge per l’azione collettiva: «Difficile ricollocarsi in Ticino»

Sindacato e lavoratori al lavoro per vagliare strategie utili ad ottenere maggiori garanzie sociali dopo l'annuncio della cessione.
PARADISO - La voce - relativa alla cessione di Roberto Cavalli e alle possibili conseguenze per il personale - era giunta anche all'orecchio dei sindacati. In giornata, Paolo Coppi di OCST ha incontrato un gruppo di lavoratori per tastare il polso della situazione e mettersi a disposizione per una mediazione con la direzione.
«Grande preoccupazione»
Il clima, prevedibilmente, non era dei più sereni: «C’è grande preoccupazione, anche se i dipendenti erano in parte preparati. La situazione è tesa e incerta da mesi». «In questo momento - spiega Coppi - hanno bisogno di essere aiutati a capire come rapportarsi alla proprietà o a chi prende le decisioni, per gestire al meglio questa fase di consultazione».
La proposta avanzata dal rappresentante sindacale è quella di organizzare un’assemblea e raccogliere le indicazioni di tutti, così da strutturare richieste sensate sul piano sociale, considerata la disponibilità dell’azienda - almeno sulla carta - a discutere di buone uscite e misure di accompagnamento.
«Una procedura cantonale che lascia a desiderare»
Una disponibilità che, ammette lo stesso sindacalista, potrebbe essere solo di facciata: «Come spesso accade, lo denunciamo ormai da tempo. Ci troviamo a gestire molti piani sociali e questa procedura cantonale lascia a desiderare: si tratta di un pro forma che il datore di lavoro sa di dover rispettare, ma che di fatto lo deresponsabilizza. Che faccia o meno qualcosa dopo, nessuno gli dice nulla».
«Serve un'azione collettiva»
Proprio per questo OCST ha suggerito di avviare un’azione collettiva, «così da esercitare maggiore pressione sull’azienda». «Se ognuno scrive singolarmente, la procedura perde efficacia», osserva Coppi.
Per il sindacalista ci sono comunque buoni margini di manovra: «Serve coordinamento, ma si tratta di personale molto preparato, quindi si può fare un buon lavoro. Non è ancora chiaro se chi subentrerà proporrà alternative, in Italia o in Svizzera, e di che tipo».
Soluzioni in Svizzera? «Poco probabili»
Le soluzioni in Svizzera, tuttavia, appaiono poco probabili: «Chi rileverà l’operativo è un gruppo già strutturato con sede a Milano. Ci saranno inevitabili sovrapposizioni, ma è possibile che ad alcuni venga chiesto di restare per un periodo transitorio. Bisognerà capire se l’azienda sarà disponibile a incentivare queste soluzioni, anche per allungare i tempi e consentire alle persone di trovare alternative. Parliamo comunque di circa 60 persone». E non 80, come indicato inizialmente: Coppi parla infatti di un «esodo spontaneo» iniziato già nei mesi scorsi.
«Difficile ricollocarsi»
Tra chi è rimasto prevalgono ruoli amministrativi e d’ufficio. «In una fase in cui gruppi come Kering e Bally stanno riducendo il personale nel settore moda in Ticino, diventa sempre più difficile ricollocarsi. Molti, inevitabilmente, dovranno cambiare ambito», conclude il rappresentante OCST.



