Attinenze comunali, ricorso al Consiglio di Stato

Robbiani (Lega) chiede un audit anche sulle pratiche di naturalizzazione precedenti per verificare l’eventuale presenza di errori ricorrenti.
MENDRISIO - Il consigliere comunale leghista Massimiliano Robbiani ha presentato un ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Consiglio comunale del 4 maggio relativa alla concessione dell’attinenza comunale per 51 domande di naturalizzazione. L’atto, inviato l’11 maggio, include anche una richiesta di effetto sospensivo per bloccare l’esecuzione della decisione.
Secondo il ricorrente, l’eventuale ratifica delle naturalizzazioni e l’inoltro della documentazione alle istanze superiori potrebbero causare «un pregiudizio difficilmente riparabile» nel caso in cui i dati alla base delle pratiche risultassero errati o non conformi alle normative cantonali e federali.
Nel ricorso vengono ricostruiti i fatti che hanno portato alla contestazione. Già il 23 febbraio, durante una seduta del Consiglio comunale, Robbiani aveva segnalato «gravi incongruenze» nei Messaggi municipali n. 47 e 48/2026, evidenziando in particolare la presenza di date di domicilio nel Comune antecedenti alla data ufficiale di entrata in Svizzera. In seguito a tali rilievi, il Municipio aveva ritirato i messaggi.
Successivamente, il 26 marzo, era stata inoltrata un’interrogazione per chiarire le procedure di rettifica. Nella risposta, «il Municipio aveva ammesso l’esistenza di mancati allineamenti» in almeno sette casi, attribuiti a discrepanze tra i permessi della polizia degli stranieri e le autodichiarazioni degli istanti.
Nonostante le perplessità sollevate e il mancato chiarimento completo degli errori - il ricorrente indica di averne individuati quattro palesi, mentre il Municipio ne riconosce sette senza specificarli nel dettaglio - la trattanda è stata ripresentata e approvata nella seduta del 4 maggio.
Un precedente esposto alla Sezione degli enti locali non ha avuto seguito, con una risposta negativa motivata da presunta incompetenza, circostanza che ha portato alla presentazione del ricorso gerarchico al Consiglio di Stato.
Nel merito, il ricorso richiama il rispetto delle norme che regolano la concessione dell’attinenza comunale e la procedura di naturalizzazione. Viene sottolineato che il principio di buona fede e legalità «richiede dati certi e verificati, evidenziando come le discrepanze tra le date ufficiali di entrata in Svizzera e quelle di domicilio comunale possano compromettere il calcolo dei termini minimi di dimora previsti dalla legge».
Il documento contesta inoltre un «vizio di forma e di sostanza», ritenendo arbitraria la votazione su un messaggio che l’autorità stessa riconosce come affetto da «errori materiali» o «mancati allineamenti» non chiariti nel dettaglio.
Robbiani chiede al Consiglio di Stato di concedere l’effetto sospensivo, annullare la decisione del Consiglio comunale fino a una verifica completa delle 51 pratiche, «ordinare al Comune la corretta trascrizione dei dati e la verifica dei periodi di domicilio rispetto alle informazioni dell’Ufficio stranieri. Viene inoltre richiesta un’estensione dell’audit alle naturalizzazioni approvate in precedenza, qualora emergano dubbi sulla ripetitività degli errori nel Controllo abitanti».



